Autore: Redazione • 07/01/2026 12:45
Mentre vi scrivo si stanno celebrando i funerali di cinque delle sei vittime italiane della strage di Crans-Montana in Svizzera, dove l'incendio nella notte di Capodanno del bar Le Constellation ha causato la morte di 40 persone.
Nessuna parola può descrivere il dolore dei familiari e degli amici di questi ragazzi, i loro pianti all’arrivo delle bare in aeroporto spaccano il cuore di chiunque abbia un briciolo di sensibilità ed empatia.
Il punto, e su questo sento di dover sviluppare questo editoriali, e che sensibilità ed empatia sono “luoghi” assai discussi ma poco “frequentati”.
A tal proposito gli interventi di Aldo Grasso sul “Corriere della Sera” e del Dottor Giuseppe Lavenia su “La Repubblica” affrontano, a mio avviso, perfettamente alcuni aspetti collaterali di questa tragica vicenda.
Da una parte l’atteggiamento di coloro i quali non ne parlano coltivano una insopportabile indifferenze che, per dirla come Grasso, rappresenta la paralisi dall’anima. Quasi che drammi di simili portata ci infastidiscano perché, al fondo, ci obbligherebbero ad interrogarci. Cosa che cerchiamo di evitare a tutti i costi.
Dall’altra una non meno miserabile tentazione al giudizio sommario, alla voglia di alzare e puntare il ditino per accusare e biasimare il prossimo.
Che è poi lo sport preferito da un numero sempre, ahimè, crescente di persone.
E così invece di provare compassione e di osservare almeno un rispettoso silenzio di fronte a un dolore così immane, abbiamo assistito ad un profluvio di sentenze non richieste e di arringhe senza toga nella migliore (peggiore) tradizione dei tribunali social che ciarlano su tutto spesso senza conoscere nulla.
Novelli inquisitori che hanno offeso prima i genitori di questi ragazzi poi anche i ragazzi stessi colpevoli a loro dire di pensare più agli smartphone che a salvare la pelle.
Come se non fossimo tutti perennemente connessi, come lo strumento dal quale sparare ogni tipo di sentenza non fosse quasi sempre lo stesso cellulare che costoro individuano quale male assoluto del nostro tempo.
Come se anche nell’esercizio, difficile faticoso e problematico, genitoriali non si commettano ogni giorno tanti errori in una epoca segnata senza dubbio da un aumento del conflitto fra genitori e figli.
Ma la foga giudicante, la masnada degli urlatori, tutto consuma e tutto deglutisce.
Scrive il Dottor Lavenia che dagli adolescenti non si può pretendere lucidità nel panico. Ha ragione. Aggiungo che molti di loro hanno provato a salvare la vita degli amici mettendo a rischio e, purtroppo, perdendo la propria.
Di questo, incredibilmente si parla poco. Si inizia a parlare, come giusto che sia, delle responsabilità delle istituzioni e degli imprenditori (una coppia) proprietaria del locale dove è avvenuta la tragedia.
Delle negligenze del Comune che da ben 5 anni non effettuava controlli, e bisognerà capire perché. Della irresponsabilità di chi doveva pensare prima che al resto a costruire uscite di sicurezza accettabili.
Per non parlare del fatto che in quel locale che poteva ospitare, al massimo, 200 persone al momento dell’incendio ve ne erano più del doppio.
Del resto assieme alla mancanza di empatia e sensibilità non è forse l’avidità ad abbondare nel nostro tempo triste?
La società del consumismo sfrenato, del giudizio tanto al kilo, della indifferenza. Può darsi che la mia sia una visione pessimistica e crepuscolare.
Ma se analizziamo questa storia, troviamo dentro tutto ciò che non dovremmo essere e che invece, purtroppo, siamo o stiamo diventando.
Lorenzo Crea
Direttore Responsabile "In Italy"
Foto di copertina credits Repubblica di Milano
Rivista online registrata al Tribunale di Napoli n. 43 del 23/03/2022
Direttore: Lorenzo Crea
Editore: Visio Adv di Alessandro Scarfiglieri
Insight italia srl (concessionario esclusivo)
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