Autore: Redazione • 31/01/2026 14:05
C’è un momento dell’anno in cui la Campania decide di sospendere il tempo ordinario. Non è una semplice parentesi di svago, né tantomeno una mera successione di sfilate colorate ad uso e consumo dei turisti. Il Carnevale, in questa terra vulcanica e viscerale, è una faccenda terribilmente seria. È un mosaico antropologico complesso dove la cartapesta incontra il rito, dove la satira politica si scioglie nella trance musicale e dove la festa diventa un atto di appartenenza comunitaria. Dalle coste assolate di Maiori alle alture dell’Irpinia, passando per la Terra di Lavoro e l’agro nolano, la mappa del Carnevale campano disegna una geografia dell’anima che va ben oltre il calendario.
Tuttavia, per comprendere davvero la magnitudo di questo fenomeno, bisogna partire da quello che, nell’immaginario collettivo regionale, resta il re indiscusso, il gigante ingombrante e meraviglioso: il Carnevale di Saviano. Anche in questo 2026, un anno segnato da complessità amministrative e frizioni politiche che hanno portato la kermesse savianese a non aderire ufficialmente al circuito o alle manifestazioni regionali standardizzate, la sua assenza dai "cartelloni ufficiali" non ne scalfisce minimamente il mito. Anzi, ne accentua forse quella natura ribelle e popolare che lo rende unico.
Saviano rappresenta un’anomalia felice nel panorama italiano. Se Viareggio è lo spettacolo da ammirare dietro le transenne e Venezia è l’eleganza aristocratica da fotografare in silenzio, Saviano è il "Carnevale vissuto". È questa la sua forza ineguagliabile, il motivo per cui, nonostante le polemiche o gli stop burocratici, resta la meta più ambita dai giovani e dalle famiglie di tutta la regione. Qui non esiste la quarta parete. Non c’è il pubblico da una parte e lo spettacolo dall’altra. A Saviano, il visitatore viene inghiottito dalla festa.
La peculiarità risiede nella struttura stessa dell’evento: i Comitati-Carro. Non sono semplici associazioni di costruttori, ma vere e proprie tribù urbane, famiglie allargate che lavorano un anno intero nei capannoni per dare vita a macchine sceniche imponenti. Ma la magia accade quando queste macchine scendono in strada. I carri di Saviano sono discoteche mobili, sono palcoscenici itineranti dove la cartapesta - lavorata con una maestria che nulla ha da invidiare ai maestri toscani - fa da cornice a impianti audio potentissimi e dj set. La gente non guarda passare il carro: la gente segue il carro, balla sotto il carro, si muove in un flusso continuo tra le immense sculture di polistirolo e carta. È un’esperienza fisica, un bagno di folla dove le differenze sociali si azzerano al ritmo della musica house, pop o revival. Che si tratti di un anno di "magra" istituzionale o di un’edizione fastosa, l’energia che si sprigiona sul Corso Italia è qualcosa che non si può replicare altrove: è la democrazia del divertimento, dove il protagonista è chi sta ballando sull’asfalto tanto quanto il pupazzo gigante che lo sovrasta.

Ma se Saviano è il cuore pulsante e moderno della festa, spostandosi di pochi chilometri la Campania offre un cambio di registro radicale, entrando nel territorio della performance teatrale e musicale pura con il Carnevale di Palma Campania. Qui la cartapesta sparisce quasi del tutto per lasciare spazio alle Quadriglie. È un carnevale unico nel suo genere, dove la competizione non è sulla grandezza delle strutture, ma sulla perfezione dell’esecuzione musicale e coreografica. Centinaia di figuranti, vestiti con costumi sartoriali curati nei minimi dettagli, imbracciano strumenti a fiato e percussioni tipiche della tradizione napoletana (triccheballacche, tamburelli, scetavajasse) per eseguire un canzoniere che spazia dalla musica classica al pop contemporaneo.
Tutto ruota attorno alla figura del "Maestro", un direttore d’orchestra sui generis che comanda la sua Quadriglia non con una bacchetta sottile, ma con gesticolazioni teatrali, quasi macchiettistiche, coordinando centinaia di persone con un solo sguardo. Assistere alle Quadriglie significa immergersi in un cerchio magico fatto di suoni acustici e colori sgargianti, un teatro a cielo aperto dove la tradizione delle bande musicali si fonde con la spettacolarità del musical di Broadway.

Se invece si cerca il riscatto sociale attraverso l’arte, la bussola deve puntare verso la provincia di Caserta, dove negli ultimi anni è esploso il fenomeno del Carnevale di Villa Literno. Inserito a pieno titolo tra le manifestazioni più interessanti del panorama nazionale, quello di Villa Literno è l’esempio lampante di come una comunità possa rigenerarsi attraverso la cultura. Qui, i Rioni si sfidano con un ardore agonistico che ricorda quello delle contrade senesi.
La qualità dei carri allegorici di Villa Literno ha raggiunto livelli di eccellenza tecnica impressionanti, ma ciò che colpisce è lo storytelling. I liternesi non si limitano a costruire pupazzi; mettono in scena veri e propri spettacoli viventi sui carri, con centinaia di figuranti che recitano e ballano seguendo un tema narrativo preciso, spesso legato a messaggi sociali forti, di legalità, di ambiente, di speranza. È un carnevale giovane, fresco, che ha saputo trasformare le piazze della città in un laboratorio di creatività a cielo aperto, attirando visitatori ben oltre i confini del casertano e dimostrando che la "Terra dei Fuochi" è soprattutto terra di talenti e di fuochi d'artificio creativi.

Spostandoci verso la costa, la salsedine si mescola ai coriandoli nel Gran Carnevale di Maiori. Qui la festa assume i toni dell’eleganza e della grandiosità scenografica. Incastonato nello scenario mozzafiato della Costiera Amalfitana, il carnevale maiorese punta tutto sulla qualità artistica dei suoi carri trionfali. La tradizione della cartapesta qui dialoga con la storia dell'arte; le opere sono spesso raffinatissime, imponenti, pensate per essere ammirate in un contesto paesaggistico che non ha eguali al mondo. È un carnevale più "turistico" nel senso nobile del termine, accogliente e spettacolare, dove la sfilata sul lungomare regala colpi d’occhio da cartolina, unendo la satira pungente tipica della scuola campana con la dolcezza del clima costiero.

Ma la Campania, si sa, è terra di contrasti. E se fino ad ora abbiamo parlato di festa, spettacolo e divertimento, bisogna addentrarsi nell’entroterra irpino per scoprire il lato oscuro, magico e ancestrale del Carnevale. A Montemarano, in provincia di Avellino, il Carnevale non è uno show: è una terapia di gruppo. Qui va in scena la Tarantella Montemaranese, un rito che affonda le radici nella notte dei tempi. Non ci sono carri giganti né amplificazioni da stadio, ma solo il suono ipnotico e ossessivo del clarinetto e del tamburello.
A Montemarano si balla per ore, a volte per giorni, in una sorta di processione laica che attraversa i vicoli del paese. È un fenomeno che gli antropologi studiano da decenni: la "trance" collettiva. I partecipanti, guidati dal "Caporabballo" (riconoscibile dal vestito bianco e rosso e dal bastone del comando), entrano in una dimensione altra, dove la fatica scompare e resta solo il ritmo. È un carnevale liberatorio nel senso più profondo, un modo per esorcizzare le paure dell'inverno e propiziare la rinascita della primavera. Chi va a Montemarano non va a vedere una sfilata, va a perdere se stesso nel cerchio della danza, diventando parte integrante di un organismo vivente che pulsa a ritmo di tarantella. Una tradizione simile, per intensità e legame con il grottesco, la si ritrova nella vicina Teora con i suoi "Squacqualacchiun", maschere silenziose e dispettose che ricordano i demoni boschivi, o nella Zeza di Mercogliano, farsa cantata che mette in scena i conflitti familiari con un’ironia ferocissima.

Infine, non si può chiudere questa panoramica senza citare la nobiltà storica del Carnevale di Capua. Autoproclamatosi uno dei più antichi d’Italia, il carnevale capuano custodisce l’anima satirica e letteraria della festa. Qui Re Carnevale non è solo un fantoccio, ma il sovrano di una corte immaginaria che per giorni sovverte l’ordine costituito. La sfilata è un trionfo di satira politica, dove lo sberleffo al potere è colto, raffinato, figlio di una città che trasuda storia da ogni pietra. È il carnevale della "farsa", intesa come genere teatrale alto, dove la risata è sempre accompagnata dalla riflessione amara sui vizi della società.

In conclusione, parlare di "Carnevale in Campania" al singolare è un errore grammaticale e concettuale. Esistono i Carnevali, ognuno con la sua lingua, il suo ritmo, la sua ragion d’essere. C’è però un filo rosso - anzi, un filo unto e zuccheroso - che li lega tutti: la tavola. Che siate a saltare tra i carri di Saviano, a marciare con le Quadriglie di Palma, a perdervi nella folla di Villa Literno o a danzare a Montemarano, alla fine vi ritroverete sempre davanti a un piatto di lasagne fumanti, a una guantiera di chiacchiere o a una tazza di sanguinaccio.
Perché in Campania il Carnevale è questo: un eccesso necessario. È il momento in cui la comunità si guarda allo specchio, si traveste per dirsi la verità, urla per farsi sentire e balla per sentirsi viva. E in questo 2026, pur tra le difficoltà burocratiche di alcuni e l'ascesa impetuosa di altri, il messaggio resta immutato: la maschera non serve a nascondersi, ma a rivelare chi siamo veramente. E a Saviano, come a Villa Literno o a Montemarano, siamo un popolo che non smette mai di celebrare la vita.
a cura di Leonardo Napolitano
Rivista online registrata al Tribunale di Napoli n. 43 del 23/03/2022
Direttore: Lorenzo Crea
Editore: Visio Adv di Alessandro Scarfiglieri
Insight italia srl (concessionario esclusivo)
Rivista online registrata al Tribunale di Napoli n. 43 del 23/03/2022
Direttore: Lorenzo Crea
Editore: Visio Adv di Alessandro Scarfiglieri
Insight italia srl (concessionario esclusivo)