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Monte Echia, la culla di Parthenope

Autore: Luigi Graziano Di Matteo25/08/2025 21:01

Il Monte Echia è certamente una delle attrazioni principali di Napoli, in quanto testimonianza delle radici greche della città: esso è legato al mito di Parthenope.
Insieme ai vulcani di Chiaia e Capodimonte è uno dei più antichi della città, anche di più dei Campi Flegrei e del Vesuvio che sono i vulcani più conosciuti del territorio partenopeo.

Si tratta di un cono di tufo di cui possiamo scorgere soltanto la sommità. Esso è formato da tufi, lapilli, pomici e scorie, e tante bombe vulcaniche che manifestano la potenza esplosiva dell’eruzione del vulcano stesso.
Difatti, la natura dell’esplosione generata dall’interazione tra magma e acqua ha generato la cosiddetta eruzione freato-magmatica.

La fondazione di Parthenope ed il ruolo del Monte Echia

Geograficamente, il Monte Echia è rappresentato dallo spuntone roccioso in tufo giallo che si erge sulla collina di Pizzofalcone, nel quartiere San Ferdinando. Si potrebbe dire che questo sia il punto più panoramico della città di Napoli, dove è possibile ammirare il Golfo di Napoli, precisamente tra il borgo di Santa Lucia e la conca di Chiaia.
Ed è proprio alle pendici del Monte Echia che, nell’VIII secolo a.C., i Cumani fondarono Parthenope.

Difatti, quando sorse Parthenope, la città era collegata con la spiaggia ed il porto da una sola arteria stradale. Successivamente, nell’epoca di Lucullo, l’assetto urbano venne modificato radicalmente venendo inglobato nella famosa villa del console: il castrum lucullanum, di fondamentale importanza per la difesa della città, in virtù della sua posizione strategica.

I resti di questa meravigliosa opera romana sono ancora visibili in questa zona, ed è proprio accanto a questi reperti che si può godere una vista panoramica sul golfo di Napoli.
A pochi passi, possiamo trovare il Palazzo di Santa Severina, la Chiesa dell’Immacolatella ed altre opere realizzate all’inizio del Cinquecento, mentre dal lato opposto si trova il Gran Quartiere di Pizzofalcone, oggi caserma della Polizia di Stato.

Spicca, sempre nelle vicinanze del Monte Echia, il Castel dell’Ovo, un’opera simbolo della città partenopea, costruito in tufo.
Si tratta, infatti, di un materiale molto ricorrente nelle costruzioni della città, ed è preponderante anche nell’estetica del Monte Echia: chi lo guarda, nota fin da subito il suo colore giallastro, dovuto alla sua composizione in tufo giallo napoletano.

Di facile estrazione, in grado di provocare numerose frane a causa dell’alto grado di rischio di erosione, il tufo giallo ha segnato in maniera significativa la storia dell’evoluzione di questo promontorio.
Il tufo, estratto dalle cave nelle falesie, venne utilizzato per costruire gran parte delle opere della città, e questo fu reso possibile anche grazie alla vicinanza con il mare, che ne permetteva il trasporto dei blocchi.

L’ascensore del Monte Echia

L’ascensore del Monte Echia, infrastruttura in essere all’ANM, rappresenta un gioiello dell’ingegneria italiana in grado di portare i turisti dal lungomare sino al belvedere più visitato della città.
Difatti, dal Monte Echia, si apre un panorama straordinario da Capodimonte al Vesuvio, da Sorrento a Capri, da Castel dell'Ovo a Posillipo.

Quest’opera, aperta al pubblico il 9 aprile 2024 e costata circa 3 milioni di euro, ha permesso la riqualificazione del belvedere del Monte Echia. La coppia di ascensori può trasportare fino a un massimo di 34 persone contemporaneamente.
Questo è il primo passo di una riqualificazione generale, di interesse anche dell’Archivio di Stato.

L'orario di apertura è tutti i giorni dalle 7.00 alle 22.30.

Curiosità

Il Monte Echia costituisce anche la sorgente di un’acqua di origine vulcanica che, in antichità, era nota al popolo napoletano come “acqua zuffregna” o “acqua ferrata” o ancora “acqua di mummare”, che deriva dalle “mummarelle”, ossia delle anforette utilizzate per raccogliere quest’acqua ferruginosa ai banchi della città.
Questa sorgente fu chiusa all’inizio degli anni ’70, nel periodo in cui Napoli si trovava a combattere contro un’epidemia di colera, per evitare il rischio di contaminazioni.

Solo dopo 27 anni e una lunga serie di controlli, questa sorgente fu riaperta al pubblico, con quattro apposite fontanelle ubicate nei pressi di Palazzo Reale, nell’antica via del parco del castello: via Riccardo Filangieri di Candida Gonzaga.
Tre anni dopo, nel 2003, dal momento che non sgorgava più acqua, esse furono nuovamente chiuse.

Il panorama di Monte Echia vi aspetta! Non vi resta che raggiungerlo o dalla collina di Pizzofalcone, tramite la stradina adiacente a Piazza del Plebiscito, o tramite il ticket ANM che vi permette di raggiungerlo tramite gli ascensori direttamente da Santa Lucia.

Foto di copertina credit: Comune di Napoli

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