Autore: Irene Pariota • 15/02/2026 23:33
C’è un filo di feltro che attraversa quasi due secoli di storia italiana. Parte da un piccolo laboratorio di Alessandria e arriva a Hollywood, ai musei internazionali, fino al nuovo millennio del lusso artigianale. Quel filo porta un nome preciso: Borsalino. E racconta di un cappello che ha portato alla nascita e all’affermazione del Made in Italy quando ancora nessuno lo chiamava così.
Le origini: l’intuizione di un artigiano
Siamo nel 1857. In un’Europa dove il cappello è simbolo di status e necessità quotidiana, il ventitreenne GiuseppeBorsalino apre ad Alessandria un atelier specializzato in cappelli in feltro. Con lui il fratello Lazzaro. Il 4 aprile 1857 nasce il primo cappello Borsalino.
Giuseppe unisce la tradizione artigiana francese, studiata sul campo, a un senso estetico innato e a un’idea chiara: puntare sull’altissima qualità. Nel 1868 arriva la medaglia di prima classe all’Esposizione di Torino. È il primo riconoscimento ufficiale di una lunga serie. Da cinque modelli iniziali si passa a un campionario vasto, capace di conquistare mercati internazionali. Il nome Borsalino inizia a viaggiare.

L’icona che cambia il Novecento
Per Giuseppe, lo studio di nuovi modelli è un’ossessione. Intorno al 1870 nasce il cappello in feltro morbido con fossette anteriori e piega sulla corona. Elegante e funzionale. Quel modello rivoluziona i codici dell’abbigliamento maschile del Novecento e diventa sinonimo di stile.
Nel 1882 viene registrato il primo marchio ufficiale presso il Ministero del Regno d’Italia: un’ancora che culmina nella Stella d’Italia, con lo scudo e la dicitura “Borsalino G. e Fratello Alessandria Italia”. È una mossa moderna: il marchio come garanzia di origine e qualità. Made in Italy ante litteram.
La manifattura moderna, senza perdere l’anima
Nel 1888 l’azienda si trasferisce nella grande manifattura di corso Cento Cannoni ad Alessandria: 20.000 metri quadrati, 300 artigiani, circa 2.000 cappelli al giorno. L’Europa sta entrando nell’era delle manifatture moderne, soprattutto in Inghilterra. Anche Borsalino innova, ma senza cedere alla meccanizzazione integrale.
Teresio Borsalino, primogenito di Giuseppe, introduce miglioramenti tecnici decisivi, mantenendo però centrale l’abilità umana. Nel 1900 arriva il Grand Prix all’Esposizione Universale di Parigi. La giuria premia la qualità dei feltri e la raffinata confezione. È la consacrazione internazionale.
Nel 1907 viene registrato il celebre logotipo calligrafico, ancora oggi in uso. Un segno grafico che diventa firma, identità, ma soprattutto orgoglio italiano.
La sfida in famiglia e la forza della comunicazione
Il successo porta anche conflitti. Nel 1906 nasce ad Alessandria un altro cappellificio, la G.B. Borsalino Fu Lazzaro. Inizia una guerra commerciale combattuta a colpi di manifesti pubblicitari commissionati ai migliori illustratori dell’epoca. Teresio capisce che la comunicazione è potere.
Intanto il marchio si amplia: dagli anni ‘20 arrivano i modelli in paglia; dieci anni dopo le prime creazioni femminili. Il cappello non è più solo maschile!
Hollywood e il mito globale
A partire dagli anni ‘30, grazie a Hollywood, il cappello Borsalino diventa oggetto di culto planetario. Il cinema noir lo adotta come elemento distintivo. Gangster, poliziotti, investigatori privati: l’ombra del cappello rende i volti più enigmatici. Il cappello Borsalino passa quindi da semplice accessorio a diventare un vero e proprio carattere.
Nel 1970 il legame con il cinema genera un evento unico: l’uso ufficiale del marchio nel film Borsalino, con Alain Delone Jean-Paul Belmondo. Il successo è internazionale, tanto da portare al sequel “Borsalino & Co.”. Un marchio italiano che diventa titolo cinematografico.

Guerra, crisi e rinascite
Nel 1942 Nino Usuelli, pronipote del fondatore, prende il timone in un momento drammatico. La guerra blocca le esportazioni e i bombardamenti del 1944 colpiscono la manifattura. La filosofia però resta intatta: qualità senza compromessi.
Da quel buio momento Borsalino potrà solo risollevarsi. Nel maggio 1957, 1.357 artigiani festeggiano il centenario davanti alla fabbrica di Alessandria.
Nel 1987 gli ultimi eredi cedono l’azienda a investitori italiani. Finisce un’epoca familiare, ma non la storia del marchio. Il cappello, intanto, cambia funzione: da simbolo collettivo maschile diventa strumento di espressione individuale, per uomini e donne.
Un’icona del Made in Italy
Nel 2009 il Triennale di Milano celebra il cappello Borsalino tra le icone del Made in Italy. I suoi modelli entrano nelle collezioni permanenti di musei internazionali, fino al Metropolitan Museum of Art di New York.
Nel 2017 il Ministero dello Sviluppo Economico dedica a Borsalino un francobollo per le “Eccellenze del sistema economico e produttivo” nazionale. Nel 2018 il fondo Haeres Equita acquisisce l’azienda con un obiettivo chiaro: rilanciarla nel segmento del lusso artigianale, mantenendo la manifattura di Alessandria e i suoi storici macchinari.
Il 4 aprile 2023, nello storico edificio che ha ospitato la produzione dal 1888 al 1984, nasce il Museo Borsalino.
Un cappello, una famiglia, una passione. Borsalino ha fatto la storia, dall’Italia alla scena internazionale, fino al cinema. Un cappello che non può essere categorizzato come un dettaglio. Ha cambiato la sua funzione rispettando le varie epoche e restando sempre centrale. Una dichiarazione di identità, per così dire. E l’Italia – su questo – ha sempre saputo dire la sua.
foto copertina credits: vogue
Rivista online registrata al Tribunale di Napoli n. 43 del 23/03/2022
Direttore: Lorenzo Crea
Editore: Visio Adv di Alessandro Scarfiglieri
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