Autore: Lorenzo Crea • 28/04/2026 15:25
Viviamo tempi difficili. Non soltanto per le guerre che devastano il mondo e che stanno producendo solo una spirale di morte e impoverimento globale, ma anche perché una delle cause che notiamo chiaramente è l'esasperazione dei toni nel dibattito pubblico. Concentriamoci sull'Italia, il nostro paese. Veniamo da mesi di campagna elettorale violentissima sul referendum in materia di Giustizia, con uno scontro che ha spesso superato i livelli di guardia. Normale dialettica, si dirà. E tuttavia da molti anni in questo paese il confronto fra le parti politiche (e non solo a dire il vero) assume i contorni da fine del mondo. Il merito delle questioni viene spesso sacrificato sull'altare delle bandiere di partito, smarriti peraltro già da tempo della solennità delle forti ideologie che pure ci sono state e che hanno animato i cuori di milioni di italiani. Ci dividiamo su tutto e sovente non ci ricordiamo neanche il perchè. Eppure avremmo bisogno di una concordia generale per affrontare la fase durissima che stiamo attraversando. C'è una inquietudine diffusa che si trascina da anni ormai. Prima il lungo e drammatico periodo del Covid, poi l'esplosione di nuovi e imprevisti focolai bellici che hanno coinvolto il cuore dell'Europa (Ucraina) e anche il Medio Oriente con uno sconvolgimento degli equilibri del cosiddetto ordine mondiale con una prospettiva avvolta nell'incertezza più totale.
Di fronte a tutto questo servirebbe uno sforzo di coscienza, un sussulto di responsabilità collettiva che non si vede. E' evidente che lo scoramento dei popoli prevalga sull'ottimismo. Che la paura prenda il sopravvento rispetto alla fiducia. Il mio editore mi invita, con affetto, a chiedermi perché gli italiani criticano l'Italia più degli stranieri. Si riferisce evidentemente al grande tema del turismo che, vale la pena ricordare, rappresenta il 14% del nostro PIL. Qualcuno si chiederà cosa c'entra. Il quadro internazionale ha un peso oggettivo sui flussi turistici. Il caro benzina costringe le compagnie aeree a rivedere i piani di volo, ci sono destinazioni che sono e saranno fortemente penalizzate. Una sana e intelligente gestione del comparto nel nostro paese potrebbe rappresentare un'alternativa ancora più forte per le scelte dei turisti. Ma per fare questo occorre visione, non giova il fatto che il Ministro del Turismo sia un esperto di spettacolo, e una grande alleanza fra imprenditori e istituzioni.
La concordia, come si vede, è un tema ricorrente. Ci sono questioni sulle quali è normale dividersi. Il pensiero unico non può albergare in una grande democrazia occidentale come la nostra. Ma ce ne sono altre come la difesa e la valorizzazione dei nostri siti storici, dei nostri monumenti, delle nostre sconfinate bellezze che devono vedere una unione di intenti fra le parti. Ci sono territori che hanno governi di colore differente rispetto a quello nazionale. Prendiamo il caso a me più vicino: Napoli. Comune e Regione hanno una maggioranza di centrosinistra e tuttavia nonostante il Governo nazionale sia di segno opposto c'è, penso alla grande occasione della Coppa America, un clima di grande collaborazione istituzionale. Che non è consociativismo come qualcuno con strumentale malizia vuole far credere. Ma sinergia e cooperazione nell'interesse collettivo. Significa favorire sviluppo e nuova occupazione, stimolare l'indotto e costruire le condizioni affinché il post evento non lasci "vuoti" ma infrastrutture permanenti a disposizione della comunità. Il modello Napoli, in questo senso, può essere anche un buon esempio per il resto del paese e, perché no, un riferimento da seguire per tutta la comunità internazionale. Del resto il grande Luciano De Crescenzo amava dire che "Napoli rappresenta l'ultima speranza di sopravvivenza rimasta alla razza umana contro il materialismo e le bombe atomiche..." Chissà, magari aveva ragione lui.
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Rivista online registrata al Tribunale di Napoli n. 43 del 23/03/2022
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