Autore: Redazione • 29/12/2025 10:07
Lucilla Nori è una modella romana, vincitrice di Miss Universe Italy 2025. Un traguardo conquistato il 31 agosto 2025 durante la finale nazionale svolta a Villa Cafiero in Puglia, arrivato come coronamento di un percorso fatto di consapevolezza e disciplina: anni passati non solo sotto i flash, ma dietro le quinte come fitting model – lì dove la moda si costruisce millimetro su millimetro – e nelle sale dove insegna a donne e bambine che la postura è il primo atto di amore verso se stesse.
Lucilla ha rappresentato con orgoglio l'Italia in Thailandia alla finale di Miss Universe 2025. Ma la vita quotidiana di Lucilla mette in mostra altre sue sfaccettature: oggi, infatti, collabora con il Villaggio So.Spe. Solidarietà e Speranza a Roma, una struttura polifunzionale per aiutare le donne e i loro figli che hanno subito violenze.
Oggi Lucilla è qui per raccontare ai nostri microfoni come rimanere in contatto con la realtà anche quando si ha una corona in testa.

Cara Lucilla, benvenuta ad InItaly. Siamo lieti di averti qui con noi oggi.
Torniamo a quella notte del 31 agosto: spesso si parla del momento dell'incoronazione come di un sogno. Quali sensazioni hai provato quando hanno pronunciato il tuo nome? Ti sei sentita come se avessi raggiunto un traguardo o come se fosse arrivato l'inizio di una nuova responsabilità?
È stato un istante sospeso nel tempo. Quando ho sentito pronunciare il mio nome ho provato un’emozione fortissima, difficile da descrivere a parole: una miscela di incredulità, gratitudine e profonda commozione. Da un lato ho sentito il peso di un traguardo importante, il riconoscimento di un percorso fatto di impegno, sacrifici e sogni coltivati con pazienza.
Ma quasi immediatamente quella gioia si è trasformata in consapevolezza. In quel momento ho capito che non si trattava solo di un punto di arrivo, bensì dell’inizio di una nuova responsabilità. Essere incoronata significa diventare una voce, un esempio, portare con sé storie, valori e aspettative che vanno ben oltre la propria persona.
È stato come aprire una nuova porta: emozionante, stimolante e anche un po’ impegnativo. Da quella notte sento il desiderio ancora più forte di dare un significato concreto a quel titolo, onorandolo ogni giorno con autenticità, rispetto e impegno.

Hai avuto l'onore di rappresentare il nostro Paese in Thailandia, dove c’è un incredibile crocevia di culture.
C'è stato un momento, lontano dalle telecamere, in cui ti sei sentita fiera di essere italiana? Com'è stato portare l'eleganza italiana al di fuori della nostra patria?
Sì, c’è stato un momento molto preciso, semplice ma profondamente significativo. Lontano dalle luci e dalle telecamere, durante una conversazione informale con alcune concorrenti e membri dello staff, mi sono resa conto di quanto l’Italia fosse ammirata e rispettata. Parlando della nostra cultura, del modo in cui viviamo la bellezza, l’arte, il cibo e le relazioni umane, ho sentito un orgoglio sincero nel rappresentare il mio Paese.
Essere italiana, in quel contesto così ricco di culture diverse, significava portare con me un’idea di eleganza che non è solo estetica, ma anche fatta di sensibilità, educazione e attenzione ai dettagli. Ho cercato di esprimerla nei gesti, nelle parole, nel modo di pormi agli altri, più ancora che negli abiti indossati.
Portare l’eleganza italiana fuori dalla nostra patria è stato naturale e profondamente emozionante: non come qualcosa da ostentare, ma come un valore da condividere. In Thailandia ho capito che l’Italia non è solo un luogo geografico, ma uno stile dell’anima, capace di dialogare con il mondo e di farsi riconoscere anche nei momenti più silenziosi.
Durante la prova in Thailandia, proprio nella fase finale, abbiamo affrontato uno dei momenti più emozionanti e significativi: la presentazione del National Costume. È stato lì che ho sentito forte il desiderio di raccontare chi sono e da dove vengo, scegliendo di rendere omaggio a uno dei simboli più amati della nostra cultura: il Festival di Sanremo.

Ho voluto portare sul palcoscenico internazionale non solo un abito, ma una storia, un’emozione, un pezzo d’Italia. Questo National Costume è un tributo a Sanremo, la Città dei Fiori e della Musica, affacciata sulla Riviera Ligure e conosciuta in tutto il mondo come la casa storica del Festival della Canzone Italiana, che dal 1951 rappresenta uno degli eventi culturali più iconici del nostro Paese.
L’abito celebra questa doppia anima: la natura e la tradizione, la bellezza delicata dei fiori e la forza universale della musica. Il design si ispira direttamente al Festival, dove i fiori non sono mai stati semplici decorazioni, ma simboli di eleganza, profumo e creatività italiana. Per decenni hanno impreziosito il palco del Teatro Ariston, diventando parte indelebile della memoria collettiva italiana.
Ogni dettaglio richiama un significato preciso: i fiori, espressione di natura, raffinatezza e tradizione locale; le note musicali e il pentagramma, emblema del Festival, della musica italiana e dell’anima artistica del nostro Paese.
A livello personale, questo abito rappresenta l’orgoglio immenso di portare un frammento d’Italia nel mondo. È l’armonia tra arte e natura, la poesia dei fiori, l’emozione della musica. Racchiude l’essenza dell’Italia: un Paese che fiorisce di bellezza, emozione e cultura.
Il tuo profilo professionale è molto interessante perché unisce il ruolo di fitting model a quello di insegnante. Si trattano di ruoli che richiedono una conoscenza tecnica degli abbigliamenti a 360 gradi.
Questo background lavorativo ti è stato utile per reggere l'esposizione mediatica che è conseguita dal concorso?
Assolutamente sì, il mio percorso professionale mi ha aiutata moltissimo ad affrontare l’esposizione mediatica con maggiore consapevolezza ed equilibrio. Il lavoro come fitting model mi ha insegnato a conoscere il corpo, i tessuti e le linee in modo tecnico e concreto, ma soprattutto ad avere un rapporto lucido e professionale con l’immagine, senza subirla. Questo mi ha permesso di vivere l’attenzione dei media con più serenità, sapendo distinguere tra ciò che è rappresentazione e ciò che sono realmente.
Allo stesso tempo, il ruolo di insegnante mi ha dato strumenti fondamentali sul piano umano e comunicativo. Essere abituata a parlare in pubblico, a gestire l’attenzione degli altri e a trasmettere contenuti con chiarezza e responsabilità mi ha aiutata a rimanere centrata, anche nei momenti di maggiore pressione.
Insieme, questi due mondi mi hanno fornito una base solida: da un lato la competenza tecnica, dall’altro l’ascolto, l’empatia e il senso del dovere. Grazie a questo background ho vissuto l’esposizione mediatica non come qualcosa da temere, ma come un’opportunità da gestire con rispetto, professionalità e autenticità.

Il portamento è un "linguaggio silenzioso": questo è uno dei tuoi insegnamenti, ed è un concetto bellissimo, specialmente quando lavori con bambine o donne che cercano di ritrovare la propria sicurezza. Ci racconti una piccola trasformazione a cui hai assistito? Come cambia lo sguardo di una donna quando impara a occupare il proprio spazio nel mondo con la giusta postura?
Sì, il portamento è davvero un linguaggio silenzioso, e forse proprio per questo è così potente. Ricordo in particolare una donna che si era avvicinata alle mie lezioni con molta timidezza: entrava in sala con le spalle chiuse, lo sguardo basso, quasi come se volesse chiedere scusa per la propria presenza. Non cercava di “apparire”, ma semplicemente di sentirsi un po’ meglio nel suo corpo.
Le prime volte il lavoro è stato delicato, quasi invisibile: respirazione, allineamento, piccoli esercizi di consapevolezza. Poi, un giorno, mentre camminava, ho visto qualcosa cambiare. Non era solo la postura più dritta, era lo sguardo. Si era aperto. Guardava avanti, non più verso il pavimento. In quel momento ho capito che aveva iniziato a occupare il proprio spazio senza paura.
Quando una donna impara a stare nel proprio corpo con la giusta postura, cambia il modo in cui si percepisce e, di conseguenza, il modo in cui viene percepita. Non perché diventi “più grande” o più visibile, ma perché diventa presente. Il corpo smette di proteggersi e inizia a raccontare una storia di rispetto verso sé stessa. È una trasformazione silenziosa, ma profondissima, e ogni volta è un privilegio poterne essere testimone.

Il tuo bagaglio di conoscenze ed esperienze ti ha portato anche a collaborare con il Villaggio So.Spe. fondato da Suor Paola.
Cosa ti porti a casa dopo una giornata passata al Villaggio, e in che misura questa esperienza influenza il modo in cui vivi il mondo della moda?
Il mio percorso mi ha dato l’onore di collaborare con il Villaggio So.Spe., fondato da Suor Paola, una donna straordinaria che ha lasciato un segno indelebile in chiunque abbia incrociato il suo cammino. Dopo una giornata trascorsa al Villaggio si torna a casa con molto più di quanto si possa raccontare: ci si porta dentro gli sguardi, le storie, la dignità e la forza di persone che, nonostante tutto, continuano a credere nella vita. È un’esperienza che spoglia da ogni superficialità e rimette al centro ciò che conta davvero: l’umanità, l’ascolto, il rispetto.

Questa esperienza influenza profondamente anche il mio modo di vivere il mondo della moda. Mi ricorda che la moda non è solo estetica o tendenza, ma può e deve essere responsabilità, messaggio, cura. Ogni scelta creativa diventa più consapevole, perché dietro a un abito ci sono persone, valori e possibilità di fare la differenza.
Il Villaggio So.Spe. insegna che la vera eleganza nasce dall’empatia, e che la bellezza più autentica è quella che riesce a includere, sostenere e dare speranza.
Grazie mille Lucilla per essere stata con noi. Ti auguriamo buona fortuna per il tuo futuro professionale.

Rivista online registrata al Tribunale di Napoli n. 43 del 23/03/2022
Direttore: Lorenzo Crea
Editore: Visio Adv di Alessandro Scarfiglieri
Insight italia srl (concessionario esclusivo)
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