Rivista online registrata al Tribunale di Napoli n. 43 del 23/03/2022
Direttore: Lorenzo Crea
Editore: Visio Adv di Alessandro Scarfiglieri
Insight italia srl (concessionario esclusivo)
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Non sempre un piatto si lascia definire dalla sua ricetta, da quello strato matematico fatto di ingredienti e dosi. Alcuni piatti vanno più a fondo, narrano storie, storie di mare,…
Di Redazione · 2 settembre 2025 · ≈ 3 min
Di Redazione · 2 settembre 2025 · ≈ 3 min
Non sempre un piatto si lascia definire dalla sua ricetta, da quello strato matematico fatto di ingredienti e dosi. Alcuni piatti vanno più a fondo, narrano storie, storie di mare, di fatica, di comunità. Il brodetto di pesce alla pescareseappartiene a questa categoria.
Oggi considerato uno dei piatti più amati della cucina d’Abruzzo, ha origini molto povere, figlio di quella che oggi chiameremmo “cucina di recupero”. E allora scopriamo insieme la sua storia.
Una storia che sa di mare
Siamo nel XIX secolo. Il mare Adriatico è solcato dalle paranze, le barche a vela dei pescatori. I motori non esistono ancora e le giornate in mare sono lunghe e faticose.
Ecco che il brodetto di pesce non nasce nei ristoranti, non nelle cucine delle case benestanti. Nasce in questo contesto, sulle barche dei pescatori, al ritorno da una giornata di lavoro.
Quando il pescato veniva diviso, ciò che restava – pesci dalle forme irregolari, troppo piccoli o semplicemente poco richiesti sul mercato – non poteva finire nelle “scafette”, i contenitori destinati alla vendita.
E allora i pescatori lo cucinavano direttamente a bordo. Bastava poco: una pentola, un po’ d’olio, qualche pomodoro e tanta inventiva. Così nasceva il brodetto: semplice, sostanzioso, capace di restituire energia e conforto.

La versione pescarese
Ogni città dell’Adriatico ha voluto dire la sua su questo piatto, rendendolo parte della propria identità. A San Benedetto del Tronto, ad esempio, si usa l’aceto; a Vasto, l’arrivo del pomodoro dalle Americhe nel XIX secolo ha cambiato per sempre il gusto della ricetta.
Ma a Pescara il brodetto ha mantenuto una linea di purezza: niente spezie invadenti, niente aceto, solo pomodoro fresco, aglio, olio e pesce. È una scelta di semplicità che esalta il sapore del mare, lasciando che siano i diversi pesci a comporre un’armonia di gusto senza bisogno di troppi artifici.
Mix di pesci
Il brodetto alla pescarese non si accontenta di una sola varietà di pesce. Per rispettare la tradizione, ne servono almeno nove o dieci: seppie, triglie, sogliole, palombo, rospo, pannocchie, scorfano, merluzzo, molluschi e crostacei. Ogni ingrediente dà il suo contributo: la dolcezza della triglia, la consistenza del palombo, l’intensità dello scorfano.
Da piatto povero a simbolo identitario
Oggi il brodetto non ha più nulla di “povero”. È una delle ricette più ricercate nei ristoranti di cucina marinara e viene celebrato come patrimonio gastronomico da tutelare. A Pescara, ma anche lungo tutta la costa abruzzese, il brodetto è diventato un piatto identitario, un biglietto da visita per chi vuole conoscere davvero la tradizione culinaria del territorio. Ogni famiglia di pescatori ha la sua versione, ogni trattoria custodisce un piccolo segreto tramandato da generazioni.
Il bello del brodetto è che non è mai stato un piatto statico. Ogni porto, ogni città costiera lo ha adattato a sé, personalizzandolo con piccoli dettagli che sono diventati tradizione. Ma alla base resta sempre lo stesso spirito: l’arte di trasformare il poco in tanto, di valorizzare ciò che sembrava inutile, di fare della semplicità una ricchezza.
Foto copertina credits: IlPescara