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Giro d'Italia 2026: storia di una corsa che non ha mai smesso di correre

Autore: Michele Spinelli07/05/2026 09:12

Il 13 maggio del 1909, a Milano, poco prima delle tre di notte, quasi centotrenta uomini salirono in sella alle proprie biciclette e partirono verso l'ignoto di una strada lunga 2.448 chilometri, divisa in otto tappe. Era il primo Giro d'Italia della storia, nato da un'idea del giornalista Tullio Morgagni e sostenuto dalla Gazzetta dello Sport, lo stesso quotidiano che ancora oggi, con la sua carta color rosa, ha dato il nome alla maglia più ambita del ciclismo mondiale. A tagliare il traguardo finale di quell'edizione inaugurale fu Luigi Ganna, operaio e ciclista, la cui vittoria segnò l'inizio di una tradizione che non si sarebbe mai più interrotta, se non durante le due guerre mondiali. Da allora, la Corsa Rosa ha raccontato l'Italia ogni primavera, tappa dopo tappa, attraverso strade di campagna e passi alpini, nelle pianure del Po e sulle Dolomiti, diventando molto più di una gara sportiva: un rito collettivo, uno specchio del paese.

I grandi campioni che hanno scritto la leggenda

La storia del Giro d'Italia è, prima di tutto, la storia degli uomini che lo hanno percorso. Il record assoluto di vittorie è condiviso da tre campioni che appartengono a epoche diverse ma ugualmente luminose: l'italiano Alfredo Binda, vincitore per cinque volte tra il 1925 e il 1933, il campionissimo Fausto Coppi, capace di trionfare anch'egli cinque volte tra il 1940 e il 1953, e il belga Eddy Merckx, soprannominato il Cannibale, che tra il 1968 e il 1974 si impose altrettante volte dimostrando una superiorità che ancora impressiona. La rivalità tra Coppi e Gino Bartali, che vinse nel 1936, 1937 e 1946, andò ben oltre il ciclismo, dividendo l'Italia del dopoguerra in due tifoserie appassionate. Poi vennero gli anni di Felice Gimondi, di Francesco Moser, di Bernard Hinault, e infine le accelerazioni fulminee di Marco Pantani, il Pirata, unico italiano a fare la doppietta Giro-Tour nel 1998. Negli anni più recenti, Vincenzo Nibali ha vinto nel 2013 e nel 2016, mentre nel 2024 Tadej Pogacar ha dominato l'intera corsa con una superiorità paragonabile a quella dei grandi del passato. Ogni nome è un capitolo, ogni maglia rosa è una storia.

Il percorso del 2026: dalla Bulgaria a Roma

La centoundicesima edizione della Corsa Rosa prende il via l'8 maggio 2026 da Nessebar, in Bulgaria, segnando un primato storico: per la prima volta nella sua lunga vita, il Giro d'Italia parte al di fuori dei confini italiani partendo dai Balcani. Le prime tre tappe si svolgeranno in territorio bulgaro, tra il Mar Nero e le valli interne, prima che la corsa rientri in Italia a Catanzaro e riprenda la sua risalita tradizionale lungo la penisola. Il percorso complessivo conta 21 tappe e 3.469 chilometri, con quasi 49.000 metri di dislivello positivo distribuiti tra pianure, colline, arrivi in salita e un'unica cronometro individuale di 42 chilometri in Toscana. Sono previsti tre giorni di riposo, uno in più rispetto al consueto, per consentire il trasferimento dalla Bulgaria all'Italia. La corsa toccherà Napoli, Milano e si concluderà per il quarto anno consecutivo a Roma, attraversando una fetta amplissima del territorio nazionale, con un passaggio anche in Svizzera nella tappa da Bellinzona verso le Alpi.

Le tappe decisive: dove si vince e si perde la maglia rosa

Il percorso del 2026 è costruito per lasciare le grandi decisioni alle ultime due settimane, secondo una logica che gli organizzatori della corsa hanno affinato nel tempo. La prima vera battaglia in salita è attesa già nella settima tappa, Formia-Blockhaus, con i suoi 246 chilometri, ovvero la frazione più lunga dell'intera edizione, che culminerà sul massiccio abruzzese con un arrivo di prima categoria. La seconda settimana riserva la cronometro toscana lungo la costa tra Viareggio e dintorni, seguita da tappe miste tra Cinque Terre, Riviera Ligure e Piemonte, prima dell'adrenalinica Aosta-Pila in Valle d'Aosta, con oltre 4.000 metri di dislivello e valichi che mettono a nudo la tenuta muscolare e mentale degli scalatori. La tappa regina della terza settimana, con il Passo Giau come Cima Coppi a 2.233 metri di quota, prevede più di 5.000 metri di dislivello e rappresenta il momento in cui la corsa si decide davvero. Il percorso alpino è quasi senza tratti pianeggianti, una sequenza ininterrotta di salite e discese che esige preparazione fisica ai limiti del possibile e lucidità tattica in ogni curva.

La preparazione degli atleti: corpo e mente al limite

Un Grande Giro come il Giro d'Italia richiede mesi di avvicinamento progressivo, con blocchi di allenamento in altura, ricognizioni dei passi chiave e una gestione molto precisa del carico fisico nelle settimane che precedono la partenza. Gli atleti che puntano alla classifica generale devono essere completi su tutti i terreni: capaci di perdere il meno possibile nelle cronometro, di gestire le tappe di pianura senza sprechi energetici e di esprimersi al massimo negli arrivi in salita, spesso dopo ore di corsa già nelle gambe. La terza settimana, storicamente la più dura del Giro, è quella in cui si rivela la qualità del lavoro svolto nei mesi precedenti, perché la fatica accumulata non perdona le lacune nella preparazione. Gli scalatori puri, favoriti dal profilo altimetrico del 2026, devono però dimostrare solidità anche nelle giornate ventose della costa toscana durante la cronometro, dove specialisti delle prove contro il tempo possono guadagnare minuti preziosi. 

La gara è, in fondo, un equilibrio delicato tra forza, resistenza, scelta del momento giusto per attaccare e, non da ultimo, la capacità di reggere la pressione psicologica di correre con la maglia rosa sulle spalle.

I protagonisti da seguire nell'edizione 2026

Il grande favorito per la vittoria finale è il danese Jonas Vingegaard, due volte campione del Tour de France nel 2022 e nel 2023 e vincitore della Vuelta a España 2025, al suo debutto assoluto alla Corsa Rosa con la maglia del Team Visma Lease a Bike. La sua assenza dalle edizioni precedenti rende questo Giro particolarmente atteso dagli appassionati, desiderosi di vedere il nordeuropeo misurarsi con le salite italiane. A contrastarlo sarà soprattutto Giulio Pellizzari, il giovane corridore marchigiano della Red Bull-Bora-hansgrohe, già sesto nel 2024 e vincitore del Tour of the Alps 2026, affiancato dall'australiano Jai Hindley, campione della Corsa Rosa nel 2022 e garanzia di esperienza. Tra gli altri nomi da tenere d'occhio ci sono Egan Bernal della Ineos Grenadiers, il colombiano che vinse questo Giro nel 2021 e che continua a costruire la propria rinascita agonistica, ed Enric Mas della Movistar, scalatore spagnolo di qualità riconosciuta. Nelle volate, invece, il punto di riferimento italiano è Jonathan Milan della Lidl-Trek, vincitore della maglia verde al Tour de France 2025 e già due volte campione della classifica a punti al Giro, capace di fare la differenza ogni volta che la strada si spiana verso il traguardo. Sulle salite, Lorenzo Fortunato dell'XDS Astana difenderà i colori azzurri nella corsa alla maglia azzurra, dopo aver già vinto la classifica scalatori nell'edizione precedente. 

Roma, il 31 maggio, dirà l'ultima parola su una corsa che attraversa l'Italia intera prima di consegnare la maglia rosa alla storia. Chiunque salirà sul podio dell'Urbe avrà vinto una gara, ma porterà anche il peso e l'onore di un racconto che dura da oltre centoundici anni, fatto di asfalto, fatica e di un paese che ogni maggio si mette ai bordi della strada ad applaudire.


Crediti foto: giroditalia.it

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