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Distilleria Amato: una favola nata nel 1881 alle pendici del Vesuvio

Autore: Redazione 28/04/2026 09:55

C’era una volta…

Potrebbe sembrare l’inizio di una favola, ma quella che vogliamo raccontare oggi è la storia autentica e appassionata della famiglia Amato. Tutto cominciò nel lontano 1881, quando Gaetano Amato, fondatore della distilleria, decise di intraprendere un’avventura straordinaria nell’area vesuviana, terra madre di vitigni pregiati e frutti nutriti dalla forza di un terreno vulcanico unico al mondo.

La vera svolta, il ponte tra passato e presente, arriva nel 1997. È l'anno in cui si decide di rimettere in funzione un vecchio alambicco di rame dei primi del '900 che, rimasto in silenzio per quasi 80 anni, riprende vita. Un momento magico che riporta alla luce la nobile e ingegnosa arte della distillazione, tramandata con dedizione di padre in figlio.

Nel corso degli anni, Giuseppe Amato, attuale anima e responsabile dell’azienda, ha arricchito questo sapere antico. Conseguendo il Master in Scienze delle Grappe e qualificandosi come Mastro Distillatore, è riuscito a unire l'eredità di famiglia alle più rigorose competenze tecniche necessarie per la produzione di liquori artigianali.

Oggi, la lavorazione nella Distilleria Amato segue regole ben precise: si utilizzano tecniche consolidate dal tempo ma che richiedono una profonda preparazione, come la lenta macerazione in alcol e la distillazione con alambicco discontinuo a bagnomaria, calibrate in base all'anima del prodotto finale da realizzare.

Un viaggio tra i sapori del Vesuvio: I prodotti della Distilleria Amato

La produzione si divide in quattro grandi famiglie, tutte accomunate dall'altissima qualità delle materie prime e dal profondo legame con il territorio: le grappe, le acquaviti, i liquori, le creme.

Le grappe, morbide, eleganti e dal corpo deciso, nascono dai vitigni storici del Vesuvio e del Monte Somma. Tra queste, spiccano la profumata Grappa del Vesuvio, la particolarissima Grappa Catalanesca (da uve a maturazione tardiva e affinata in rovere francese) e la vigorosa Grappa di Fiano.

La produzione di acquaviti è un omaggio ai frutti più rari e preziosi della Campania. Tra esse, troviamo veri gioielli come l'Acquavite di Albicocca "Pellecchiella" del Monte Somma, quella di antica Mela Annurca (i cui frutti vengono fatti maturare lentamente sulla paglia) e la rarissima Pera "Pennata" agerolese.

I liquori incarnano la grande tradizione vesuviana e sorrentina in bottiglia. Dal celebre Limoncello (realizzato con ben 1,5 kg di limoni freschi per litro) al sorprendente Limoncello Distillato, passando per il verace Nocino vesuviano, l'Amaro "Villa delle Ginestre", e poi liquirizia, finocchietto e gli immancabili Babà immersi nel liquore.

Per chi, invece predilige i gusti delicati, l'azienda offre creme dolci e avvolgenti a bassa gradazione alcolica (20% Vol.) nei gusti limoncello, meloncello e cioccolato.

Noi oggi vogliamo parlarne proprio con Giuseppe, per riscoprire i segreti tramandati di generazione in generazione e per farci raccontare come il respiro del vulcano abbia contribuito a produrre un’eccellenza Made in Italy amata ovunque.

Nel 1997 avete ridato vita a un alambicco dei primi del '900. Qual è stata l'emozione di vederlo ripartire e come sei riuscito a unire la "tecnologia" di un tempo con le tue moderne competenze da Mastro Distillatore?

Certamente è stata un'emozione indescrivibile quella di poter rimettere in funzione un alambicco appartenuto ai miei antenati e che per tanti anni e diversi motivi era rimasto fermo. Se non fosse stato per noi, nipoti e pronipoti del fondatore, questa ricchezza sarebbe andata persa per sempre e l’alambicco destinato, forse, ad essere smaltito come rottame. 

Non è stato molto difficile modernizzarlo, tenuto conto anche del fatto che le tecniche di distillazione si basano su principi di fisica e termodinamica scoperti molti anni fa e tutt’ora validi. È bastato razionalizzare quei processi che prima si basavano sulla lettura analogica di pressione e temperatura e che adesso invece utilizzano moderne sonde al platino e rilevatori che sfruttano tecnologie digitali.

La produzione a bagnomaria discontinuo prevede circa 4 ore per ricavare non più di 30/35 litri di distillato (e ancora meno per la frutta). Nella vostra produzione artigianale, “l’attesa” è il giusto pegno da pagare per preservare la qualità dei vostri prodotti?

La lentezza è certamente un limite facilmente comprensibile perché ovviamente, per noi, sarebbe l’ideale poter contare su produzioni più ampie. Ma questo limite diventa un’opportunità se si pensa alla qualità altissima che si riesce a tirar fuori da una distillazione così lenta e paziente, senza l’assillo delle quantità, delle rese, che invece sono la priorità delle distillerie a carattere industriale.

Il vostro punto di forza è inevitabilmente legato alla scelta di preservare le eccellenze del vostro territorio. Dalla Grappa Catalanesca all'Acquavite di Albicocca Pellecchiella, fino alla rarissima Pera Pennata e alla Mela Annurca, i vostri prodotti sembrano un'enciclopedia botanica del territorio. In che modo il terreno vulcanico vesuviano regala questa marcia in più ai vostri distillati? 

I terreni vulcanici sono notoriamente straricchi di potassio, che è uno degli elementi minerali che contribuiscono più di tutti ad esaltare le qualità aromatiche dei frutti che vi si coltivano. Siamo dunque fortunati ad avere un territorio così fertile capace di assicurarci una frutticoltura di qualità superiore, spesso poco razionalizzata per via del territorio aspro ma con una marcia in più rispetto a zone più standardizzate.

Dalla fine dell’Ottocento, tramandate di padre in figlio un’eccellenza artigianale divenuta tratto distintivo del vostro operato. Credete che le future generazioni saranno in grado di continuare brillantemente questo nobile percorso iniziato da parte vostra?

Noi, eredi di questa nobile arte, abbiamo già gettato le basi per la formazione di una nuova generazione di giovani dalle solide basi culturali e scientifiche ai quali cerchiamo di trasmettere la passione che abbiamo ereditato. In un mondo così globalizzato, la nostra sfida è proprio quella di sfuggire alla standardizzazione dei gusti, delle tendenze ed offrire qualcosa di unico ed irripetibile come pensiamo debbano essere i nostri distillati.

La famiglia Amato ha radici fortissime. Quali sono i prossimi obiettivi della distilleria per portare questi sentori unici, nati all'ombra del Vesuvio, a farsi conoscere sempre di più nel resto d'Italia e nel mondo?

I nostri obiettivi principali sono quelli di ampliare le nostre vedute, puntando sull’innovazione tecnologica, sempre però nel rispetto delle tradizioni e sull’affermazione delle nostre tipicità che riteniamo uniche e che vogliamo presentare anche sui mercati internazionali verso i quali ci sentiamo già pronti ad entrare.

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