Autore: Luigi Graziano Di Matteo • 09/04/2026 12:47
Dal 12 al 15 aprile 2026 si terrà, a Verona, la 58esima edizione della più importante fiera enologica d’Italia: VinItaly 2026.
E quando parliamo di vini, non possiamo non citare una regione italiana in cui la viticoltura gode di una storia millenaria, di un legame armonioso tra la natura e la sapienza dell’uomo: la Campania.
Qui non si produce semplicemente vino, ma si imbottigliano frammenti di tradizioni antichissime, che hanno portato la viticoltura allo splendore già in epoca romana, in cui si esportavano vini anche al di fuori della penisola italica. E con VinItaly 2026 ormai alle porte, la città di Verona è pronta ad accogliere nuovamente le eccellenze provenienti da ogni angolo della regione, dall’Irpinia all’agro aversano, passando per la Penisola sorrentina e le aree vesuviane.
Abbiamo incontrato quattro realtà vitivinicole campane d'eccellenza che saranno protagoniste a Verona: scambieremo qualche battuta con Mariapina Fontana (Tenuta Fontana), Gaetano Sepe (Altavigna), Giuseppe Tizzano (Cantina Tizzano) e Gilda Iovine (Antiche Radici), i quali ci racconteranno in anteprima cosa porteranno nei calici di tutto il mondo.

Mariapina, la vostra famiglia ha recuperato e valorizzato l’Alberata aversana, un vero e proprio patrimonio agricolo di una terra che coltivate da oltre un secolo. Quanto è importante per voi portare al Vinitaly un pezzo di viticoltura eroica così identitario per la Campania?
Per noi portare l’Alberata aversana al VinItaly significa raccontare una storia di famiglia e di territorio che dura da oltre un secolo. Non si tratta solo di una tecnica di coltivazione, ma di un patrimonio culturale che rappresenta la resilienza e la visione dei nostri antenati, capaci di trasformare la vite in un simbolo di identità e continuità.
L’Alberata è un esempio straordinario di viticoltura eroica: vigne che si arrampicano fino a oltre dieci metri di altezza, richiedendo competenze, sacrificio e rispetto profondo per la natura. Recuperarla e valorizzarla significa custodire un sapere antico e dimostrare che tradizione e innovazione possono convivere, offrendo vini che esprimono autenticità, carattere e senso del luogo.
Presentarla al VinItaly è quindi motivo di grande orgoglio: è l’occasione per condividere con il mondo un pezzo di Campania meno conosciuta ma ricchissima di storia, bellezza e unicità, contribuendo a dare voce a una viticoltura identitaria che merita di essere riconosciuta e tramandata alle nuove generazioni.

Gaetano, i vini di Altavigna “raccontano un territorio”, l’Irpinia, caratterizzato da grandi contrasti ed enormi potenzialità. Qual è il messaggio, o l'emozione principale, che sperate di trasmettere a chi degusterà le vostre etichette in fiera quest'anno?
La nostra mission è produrre vini di pregio che siano pura espressione del territorio. La nostra presenza a VinItaly sicuramente è quella di consolidare i rapporti esistenti e di trasmettere a nuovi partner internazionali la nostra filosofia di produzione fortemente legata all’eredità che ci è stata affidata che affonda le radici nella storia e nella tradizione vitivinicola.

Giuseppe, la vostra Cantina Tizzano opera nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, dove vi sono suoli vulcanici o comunque ricchi di grande mineralità. Come si traduce questa 'energia della terra' nelle nuove annate che svelerete a Verona?
Il terreno su cui coltiviamo le nostre uve, sul Vesuvio ai piedi del Monte Somma, conferisce ai vini alcune caratteristiche uniche: una sensazione di freschezza in bocca e note di frutta, fiori e spezie.
Si tratta di un suolo vulcanico ricco di minerali come potassio, calcio e magnesio, che donano ai vini una spiccata nota minerale e una grande freschezza. L’acidità di questo terreno aiuta inoltre a preservare la naturalezza dell’uva.
Produciamo Lacryma Christi, un vino fresco e aromatico nelle sue varianti bianco, rosso e rosato, che si distingue per le sue note di agrumi e fiori. Il rosso, in particolare, è più strutturato e intenso, con sentori di frutta matura e spezie. Produciamo anche Catalanesca IGP del Monte Somma, attraverso un’uva unica al mondo per le sue caratteristiche.
In passato possedevamo alcuni vigneti non riconosciuti dalla DOP e classificati come vino generico. Dopo otto vendemmie di prove e sperimentazioni, abbiamo deciso di raccogliere l’uva a fine ottobre, realizzando una vendemmia tardiva. In questo modo l’uva, maturando più a lungo sulla pianta, sviluppa una naturale dolcezza e una gradazione più elevata.
Da questa intuizione sono nati due vini: un rosso chiamato Giuseppe Tizzano, che porta il mio nome, e un bianco chiamato Vincè, dedicato a mio padre Vincenzo, scomparso nel 1997, e a mio figlio, che oggi rappresenta la terza generazione in cantina. Questi vini ci hanno dato grandi soddisfazioni: quattro anni fa abbiamo ottenuto il riconoscimento di miglior rosso d’Italia e continuiamo a riscuotere un grande successo grazie a questo prodotto esclusivo creato da noi.
Il terreno del Vesuvio rimane comunque l’elemento chiave nella produzione di vini di alta qualità, capaci di esprimere caratteristiche davvero uniche.

Quella di Antiche Radici è un’”agricoltura eroica”, che si traduce nella produzione di vini come il Gragnano. Ma qual è il segreto per far innamorare i palati contemporanei al VinItaly di un vino rosso vivace dalla tradizione così visceralmente partenopea?
Il segreto sta nel produrre un vino che racconta la nostra storia e quella della nostra famiglia: il Gragnano Tre Viti.
Il nostro Gragnano è ancora oggi realizzato come un tempo faceva nostro nonno Luigi, secondo un metodo ancestrale che custodiamo con rispetto. Selezioniamo con cura i nostri conferitori, veri attori principali della filiera, e pratichiamo un’agricoltura eroica che rappresenta un valore sempre più centrale per la nostra azienda: ogni grappolo viene raccolto rigorosamente a mano.
Il Gragnano, del resto, non ha bisogno di presentazioni: è un vino vivace, fresco, che parla di convivialità. Mario Soldatilo definiva “un piccolo grande vino”, mentre Totò ne celebrava l’autenticità consigliandoci di desistere da un Gragnano non frizzante.
Noi di Antiche Radici lo produciamo con passione, impegnandoci a tutelarne la tradizione e a valorizzarne il territorio. Negli ultimi anni abbiamo inoltre convertito diversi vigneti alla produzione di uve per la Penisola Sorrentina DOP Gragnano, rafforzando ulteriormente il legame con la nostra terra.
Il nostro obiettivo è raccontare, attraverso ogni bottiglia, una storia fatta di famiglia, identità e passione. Perché il Gragnano non segue le mode: le attraversa, restando sempre se stesso.
Oggi, la nostra azienda è di proprietà di due donne: Gilda Iovine e Francesca Iovine.

Si conclude così il nostro viaggio tra le eccellenze campane presenti a questo Vinitaly 2026. Un'edizione che conferma l'altissimo livello del territorio campano, capace di esprimere tutta la sua identità e la sua storia attraverso la dedizione e la qualità dei suoi produttori.
Rivista online registrata al Tribunale di Napoli n. 43 del 23/03/2022
Direttore: Lorenzo Crea
Editore: Visio Adv di Alessandro Scarfiglieri
Insight italia srl (concessionario esclusivo)
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