Autore: Luigi Graziano Di Matteo • 11/04/2026 13:38
Antonino De Simone è una delle più antiche aziende di Torre Del Greco, in provincia di Napoli, specialista nella lavorazione del corallo rosso del Mediterraneo sin dal 1830, anno della sua fondazione.
Questa longevità è valsa all'azienda un riconoscimento da Unioncamere a Roma, in qualità di una delle 150 imprese storiche d'Italia.
Tra semilavorati e gioielli finiti come cilindri, sfere, semisfere e barilotti, le trasformazioni del corallo effettuate dall'azienda sono numerose e varie.
Oggi l'azienda è nelle mani di Gioia De Simone, che propone delle collezioni che uniscono studio, conoscenza, esperienze di viaggio e sensibilità a tematiche di ecosostenibilità.
L'abbiamo incontrata per scoprire nei dettagli l'operato aziendale.
Guidare un'azienda riconosciuta tra le "Imprese Storiche d'Italia", con quasi due secoli di vita alle spalle, significa maneggiare un'eredità culturale immensa. Come si riesce a onorare il lavoro artigianale delle generazioni che l'hanno preceduta, portando allo stesso tempo il corallo fuori dalle forme più classiche per declinarlo in collezioni di gioielleria contemporanea e vicine ai gusti di oggi?
Riusciamo a tenere insieme tradizione e contemporaneità perché non vediamo queste due dimensioni come contrapposte: la tradizione diventa la radice che permette all’innovazione di germogliare.
Restiamo fedeli ad una lunga tradizione espressione più autentica del bello e ben fatto italiano, ma contemporaneamente ci rinnoviamo spesso collaborando con designer internazionali, ascoltando gli spunti dei nostri clienti più giovani e così nelle nostre collezioni contaminiamo materiali e stili diversi.

A differenza delle pietre estratte dalla terra, il corallo è una materia di origine organica, nata e cresciuta nel mare. Che rapporto sensoriale ed emotivo si crea nei vostri laboratori quando i maestri si trovano davanti a un ramo grezzo? C'è un momento in cui la forma naturale del rametto suggerisce all'artigiano quale gioiello "nasconde" al suo interno?
Il corallo è una gemma organica dalla forma imprevedibile e dalla difficile lettura della sua qualità superficiale al di sotto del cenosarco, in gergo “veste”.
L’artigiano esperto deve seguirne la forma naturale con attenzione, prudenza e pazienza, se vuole massimizzarne la resa. A livello emotivo, il corallo esercita un fascino particolare, ed il sentimento che guida gli esperti tagliatori durante tutta la lavorazione è un rispetto quasi sacrale.

Oggi il tema ambientale è cruciale e il mare è un ecosistema fragile. L'industria del corallo affronta spesso le preoccupazioni di chi teme lo sfruttamento dei fondali. Come si concilia la vostra produzione con il rispetto e la tutela assoluta del Corallium rubrum del Mediterraneo, garantendo ai clienti una lavorazione etica, tracciabile e sostenibile?
Nel Mediterraneo, la pesca del corallo è oggi soggetta a normative molto stringenti: la raccolta avviene solo ad opera di subacquei con licenza, le licenze sono limitate, le quote di pesca controllate, lunghi sono i periodi di fermo, fortemente voluto dalla nostra categoria il divieto di pesca al di sopra dei 50 metri (affinché sia netta la distinzione tra coralli preziosi e di profondità ed i coralli di barriera, proibiti e comunque non lavorabili).
In sintesi, utilizziamo solo materiale proveniente da filiere legali e controllate, rispettando i tempi della natura e trasformiamo ogni pezzo con la massima responsabilità.

Il mondo dell'artigianato storico e delle grandi famiglie del corallo è stato per molto tempo a trazione prevalentemente maschile. Dal 2010 lei è al timone dell'azienda che porta il nome di suo padre Antonino. Quale sensibilità, visione o "tocco femminile" sente di aver aggiunto alla gestione di questo antico mestiere e allo sviluppo delle nuove collezioni?
L’azienda porta il nome di mio padre, di mio nonno e possiamo andare indietro fino a quel primo Antonino De Simone che l’ha fondata nel 1830.
Per la verità, sono arrivata in azienda subito dopo la laurea in modo molto naturale, e non ho dovuto “sgomitare” per farmi strada in un mondo al maschile, perché sono figlia unica. Quando mio padre è morto, lavoravo al suo fianco da 5 anni, ma non si è mai pronti ad una sfida del genere, specie a 27 anni.
Per fortuna mio cugino Michele, più grande di me e memoria storica dell’azienda, mi ha affiancato fino alla sua prematura scomparsa.
Il mio tocco femminile è solo forse uno sguardo diverso che si è innestato su una storia già ben solida.

Torre del Greco è la capitale indiscussa del corallo, ma l'alta artigianalità richiede pazienza, sacrificio e tempo: valori che oggi sembrano in contrasto con la velocità del mondo digitale. Qual è il suo consiglio per i giovani che vogliono avvicinarsi a questa professione? Come si fa ad appassionarli per evitare che questo "saper fare" vada perduto?
Essere capitale del corallo non è un titolo che vale per sempre. Quante capitali del corallo si sono succedute nel corso della storia e quante volte quest’arte si è persa in seguito ad avvenimenti storici o volute strategie politiche!
Intendo dire che per continuare una tradizione bicentenaria come la nostra, bisogna motivare appassionare i giovani talenti e dare loro concrete prospettive di lavoro. La lavorazione artistica del corallo e del cammeo viene insegnata oggi nell’unica sezione di incisione dell’ex Istituto d’arte, oggi Istituto Degni, ma si impara concretamente in azienda ed è sempre più necessaria una attenzione particolare, da parte delle istituzioni ma anche da parte di noi imprenditori, per attrarre i giovani ed indirizzare i talenti a questo mestiere.
Abbiamo recentemente collaborato con la Fondazione Cologni di Milano, un’istituzione privata che promuove una serie di iniziative per la tutela e diffusione dei mestieri d'arte favorendo la formazione dei giovani e il loro inserimento nel mondo del lavoro. Con il progetto: «Una Scuola, un Lavoro. Percorsi di Eccellenza» la fondazione ha sostenuto economicamente i primi sei mesi di tirocinio formativo di un alunno selezionato dall’istituto Degni presso la nostra azienda, ed ora, finito il progetto, il ragazzo sta svolgendo gli altri 6 mesi di tirocinio direttamente a nostra cura.
Mettere insieme maestri artigiani di grande esperienza e giovani talenti è fonte di confronto e di ispirazione continua per tutta l’azienda.

Il lavoro di Gioia De Simone è una dimostrazione, dunque, della complessità del mondo di Antonino De Simone, che si esplica sia mantenendo le tradizioni, sia con uno sguardo verso l'innovazione. Attraverso queste, il brand gode di ampia esperienza, affidabilità ed internazionalità.
Photo credits: sito ufficiale di Antonino De Simone (https://www.antoninodesimone.it/)
Rivista online registrata al Tribunale di Napoli n. 43 del 23/03/2022
Direttore: Lorenzo Crea
Editore: Visio Adv di Alessandro Scarfiglieri
Insight italia srl (concessionario esclusivo)
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