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Arianna Triassi: la passione esplosiva partenopea che incontra la Tech-house

Autore: Luigi Graziano Di Matteo20/12/2025 18:43

C'è un filo sottile, ma resistente, che collega il caos vibrante dei vicoli di Napoli all'ordine ritmico della Tech-house. Su questo filo cammina, con un equilibrio invidiabile, Arianna Triassi. In una scena del clubbing spesso dominata da stereotipi, Arianna è riuscita a imporsi non solo come icona di stile, ma come una curatrice sonora attenta e potente.
Il suo non è solo un dj set, è un'estensione dell'energia partenopea: solare e accogliente a prima vista, ma profonda, martellante e tecnicamente ineccepibile quando si entra nel vivo della notte. Arianna rappresenta una nuova generazione di artisti capaci di fondere l'estetica visiva con la sostanza musicale, dimostrando che dietro la console c'è molto più di un'immagine: c'è studio, passione e quel "fuoco" che solo chi cresce all'ombra del Vesuvio possiede.
L'abbiamo incontrata per parlare di musica e della sua vita!

Benvenuta Arianna, è un piacere averti con noi!
Si dice spesso che Napoli abbia un ritmo tutto suo, un caos quasi musicale che ti entra dentro fin da bambina. C'è un momento specifico della tua vita quotidiana in città che ha influenzato il tuo modo di intendere il ritmo? Come porti quel "caos organizzato" nelle tue tracce?

La mia vita è condizionata da tanti momenti importanti: non c'è un vero e proprio momento che influenza la mia musica. Ad influenzarla sono i luoghi che visito, le persone che incontro e così via.
Mi reputo una persona molto curiosa ed è per questo che mi lascio trasportare dal mio istinto. Sono sempre alla continua ricerca di groove nuovi, ma per mettere alla prova la mia creatività mi nutro anche molto dell'esperienza e dell'estro altrui.
Penso che ogni artista ti apra scenari e visioni differenti. La musica non ha pregiudizi: se accetti l'influenza altrui, arricchendoti di ciò che reputi giusto per il tuo percorso, scoverai sempre tesori nuovi. La vita non è un momento e la musica non è un momento, ma attimi costanti.

Parliamo di quella che i tecnici chiamano "lettura della pista". Oltre al mixaggio, la vera magia sta nel capire il pubblico. Qual è il tuo "termometro" segreto? C'è un segnale non verbale, un movimento specifico di chi balla, che ti fa capire di aver creato la connessione perfetta e che è il momento di spingere sull'acceleratore?

L'arma vincente è avere il pensiero costante che tu sia lì per loro, non per te stesso. Senza un pubblico che mi misura, io non sarei nessuno, ed è per questo che ho l'obbligo morale di farli divertire.
Il dj non è una persona egoista e ovviamente non deve ragionare da tale. Noi artisti siamo sensibili ed emotivi, o almeno io mi reputo così, ed è per questo che il mio metodo è basato su "prove": faccio proposte musicali poco ricercate per capire il mio pubblico come risponde, poi se noto che posso incuriosirli e attirare la loro attenzione, premo sull'acceleratore portandoli nel mio mondo. Ma se noto che la cosa inizia ad essere troppo forzata perché non sono predisposti, cerco di accontentarli, non snaturandomi, ma cercando un compromesso che possa far star bene loro e possa far esprimere me.
In poche parole? Tanta lettura dei movimenti del corpo, dopo una certa ci fai l'occhio.

Viviamo in un'era dominata dall'immagine e tu hai un seguito social fortissimo. Nel mondo del DJing, purtroppo, esiste ancora il pregiudizio secondo cui "se curi l'estetica, trascuri la tecnica". Ti è mai capitato di dover combattere contro questo stereotipo? E che sapore ha la soddisfazione di vedere gli scettici ricredersi appena parte il primo drop?

Io penso che le persone debbano curarsi non per compiacere gli altri, bensì se stessi. Ad oggi viviamo in un epoca dove l'immagine conta ancora di più di quello che contava prima, solo perché abbiamo degli standard troppo alti imposti dalla società e dai social network. Ma "curarsi" non significa strafare: significa solo avere cura della propria persona.
Quindi sì, io mi curo. Ci tengo a me stessa e proprio per questo ho sempre studiato! Ho fatto corsi su corsi per migliorare la mia prestazione e la mia professionalità, ed ho un bagaglio di esperienza che cerco di riempire ogni giorno di più. Pertanto trovo gratificante chi, ancor prima di guardarmi e apprezzare la mia estetica, apprezza la mia musica.
Io non devo far cambiare opinione a nessuno: se mi giudicano è perché già avevano deciso di farlo, ed è difficile far cambiare pensiero a chi punta il dito ancor prima di avere un opinione basata su un dato oggettivo. Ed io oggettivamente do l'anima per trasmettere emozioni al pubblico, quindi se cambiano pensiero, ne sono lieta e ne esco vincente, ma se qualora non dovessero farlo, la mia vincita sta nell’averci provato.
Nessuno ne esce perdente se ci prova, no? L'importante è impegnarsi e credere in se stessi.

Andiamo a scoprire "Arianna", giovane ragazza e cosa ruota intorno alla sua vita.
Quando la serata finisce, le luci si spengono e torni nel silenzio di casa, qual è il tuo rituale di decompressione? C'è una passione o un hobby che nessuno assocerebbe alla DJ carica di energia che vediamo in console?

Da sempre amo dipingere. Ho frequentato il liceo artistico perché sarei voluta diventare un architetto prima di scoprire l'amore per la musica, ma ero troppo poco precisa e sognatrice per diventarlo.
Ogni giorno durante le ore di disegno tecnico, mi cimentavo nel disegnare le immagini che passavano per la mia testa, ed è così che ho scoperto un amore per la pittura.
Come ho detto in precedenza, sono una persona molto curiosa: quando inizio qualcosa è difficile che non lo finisca, quindi piano piano con il tempo ho appreso tecniche nuove e sono migliorata tanto.
Un altro hobby, anzi ossessione, è quella per i profumi. So che può sembrare strano, ma mi piace allenare il naso nel riconoscere odori nuovi. Ho una collezione di profumi vastissima, mi piace molto conoscerne la composizione e la piramide olfattiva.

Facciamo un esercizio di immaginazione. Hai budget illimitato e possibilità di teletrasporto per un set esclusivo al tramonto. Dove ci porti?
E soprattutto: qual è l'ultima traccia, quella che chiude tutto mentre il sole scompare?

Suonerei a Miami con Carl Cox in una spiaggia con poche persone, massimo una cinquantina. Costume, drink e in chiusura il mio ultimo brano, YEMALA.

Il clubbing è in continua evoluzione, specialmente dopo gli ultimi anni. Se dovessi scommettere sul futuro, dove sta andando il sound delle notti italiane? E in questo scenario che cambia, quale sarà la prossima evoluzione sonora di Arianna Triassi?

Non si può scommettere sul futuro, poiché è diventato tutto troppo veloce. Ad oggi la musica è moda ed il mio lavoro altrettanto.
Posso dire che l'house e la Tech-house non moriranno mai, ma scommetterei in un genere che si porterebbe per 12 mesi al massimo. La soglia dell'attenzione è bassa e le persone che vanno a ballare per ascoltare musica ne sono sempre di meno.
Sicuramente io cambierò, sperimenterò, fallirò, ci riproverò e speriamo riuscirò ancora di più, ma restando sempre sulle mie vibes, facendo quello che mi piace. Io non inseguo la moda, la faccio. Laddove la gente copia, gli artisti creano. Volete che scommetta su qualcosa? Scommetto su me stessa!

Grazie mille per essere stata con noi. Ti auguriamo un futuro pieno di successi, che speriamo potrai raccontare di nuovo ai nostri microfoni!

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