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Sal e Stefano, per sempre sì

Autore: Lorenzo Crea02/03/2026 14:34

Vi scrivo mentre sto tornando a Napoli dopo una straordinaria settimana a Sanremo. Straordinaria per la nostra città e per chi, nel mondo, la ama.

Ricapitolando: vince un cantante napoletano, Sal Da Vinci. E, per la prima volta nella storia del Festival, un altro napoletano raccoglie in diretta “l'incoronazione” quale prossimo conduttore e direttore artistico della manifestazione più importante, seguita e chiacchierata del paese. Sto parlando di Stefano De Martino. Tutti contenti? Macché. Lo dico subito, così evitiamo inutili puntualizzazioni. Ciascuno di noi ha il sacrosanto diritto di dire che la canzone di Sal non meritasse di vincere e che Stefano non sia all'altezza del gravoso e pesante impegno che lo attende.

Questo è non soltanto legittimo ma persino utile perché contribuisce a creare un dibattito sempre prezioso, specie per chi fa il nostro lavoro.

Quello che è irricevibile e insopportabile, sono gli insulti e gli attacchi personali a entrambi gli artisti.

Criticare è un conto, offendere ne è un altro.

Sal Da Vinci calca i palcoscenici da bambino, è stato protagonista del musical italiano con più biglietti venduti e repliche fatte negli ultimi 30 anni (Scugnizzi) e a Sanremo ha già all'attivo un terzo posto (con “non riesco a farti innamorare più di me”).

Non è certamente un cantante neomelodico (come se poi fosse una offesa) e chiunque segue il Festival e ne conosce regole e dinamiche sa che per vincerlo occorre un consenso vasto e trasversale (dalla sala stampa al televoto).

La canzone può piacere o meno, ma ridurla a un brano di piazza e matrimoni è ingiusto.

Stefano De Martino ha dimostrato in questi anni una crescita artistica e televisiva straordinaria, le sue trasmissioni (da Affari Tuoi a Step a Bar Stella) vanno tutte benissimo e lui sta studiando giorno e notte per essere sempre più performante dal punto di vista dei contenuti e persino del lessico. La Rai voleva dare un segnale di rinnovamento e, onestamente, non credo che ci sia nessuno meglio di lui capace di portare un po' di aria fresca a un Festival che, specie quest'anno, è apparso noioso e paludato.

Dunque sia Sal Da Vinci che Stefano De Martino non hanno rubato niente a nessuno, il loro percorso è fatto di sacrifici e tanto sudore e momenti difficili.

Sal è un ragazzo della Torretta che ha vissuto fasi alterna della sua carriera, lo ricordava con grande sincerità sua moglie Paola in una recente intervista. Stefano è di Torre Annunziata e ha fatto il cameriere, il fruttivendolo e i lavori più umili per pagarsi corsi e lezioni fino a pochi mesi prima di arrivare ad “Amici”.

Le due storie di vita hanno un grande comune denominatore: la determinazione. Entrambi hanno inseguito i loro sogni, tutti e due sanno cosa vuol dire attraversare momenti nei quali il tunnel sembra non finire. Ripeto si può essere d'accordo o no con la vittoria di Sal e l'incarico dato a Stefano, ma non bisognerebbe mai dimenticare da dove sono partiti tutti e due.

Infine. L'insopportabile puzza sotto al naso che hanno alcuni, i peggiori mi spiace dirlo sono proprio certi napoletani che dovrebbero gioire per il successo dei due conterranei, nel commentare queste vicende è veramente incredibile.

Sal e Stefano sono due ragazzi, il primo ha 56 anni ma mi piace definirlo ancora così, semplici che non hanno perso il contatto con la loro terra ed il loro “popolo”. Non frequentano certi salotti, e non si espongono politicamente. Capisco che questo possa dar fastidio, ma abbiamo bisogno in questo paese anche di artisti che facciano semplicemente il proprio lavoro senza per forza iscriversi a questa o quella curva e senza alimentare inutili polemiche.

Come quelle che sto leggendo in queste ore. Buon lavoro a Stefano e complimenti di cuore a Sal.

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