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Il presepe che parla al presente - teatro immersivo alla Chiesa dei Miracoli

Autore: Irene Pariota10/01/2026 15:32

Domenica 11 gennaio la Chiesa di Santa Maria dei Miracoli – nel Rione Sanità a Napoli – apre le sue porte a un’esperienza teatrale fuori dai soliti luoghi scenici. Con due repliche, alle 17:30 e alle 20:30, va in scena “Te piace ’o presepe? – La notte dei Miracoli edition”, spettacolo immersivo promosso e finanziato dal Comune di Napolinell’ambito della rassegna Altri Natali.

L’ingresso è gratuito, fino a esaurimento posti. Non è un dettaglio: l’accessibilità è parte integrante del progetto.

L’iniziativa è presentata dall’associazione Le Scimmie, in collaborazione con la Chiesa di Santa Maria dei Miracoli. Il progetto è ideato da Carlo Geltrude, scritto da Ciro Burzo e interpretato da un cast corale che comprende Mario Ascione, Ciro Burzo, Vincenzo Esposito, Swami Ganzerli, Carlo Geltrude, Davide Mazzella, Simone Mazzella, Gaetano Migliaccio, Giovanna Sannino e Federica Totaro. Un lavoro collettivo, coerente con lo spirito stesso dello spettacolo.

Il luogo non è neutro. Santa Maria dei Miracoli custodisce il ritratto seicentesco della Madonna dei Miracoli, rientrato nella sua cappella originaria dopo 215 anni. Un ritorno che ha rafforzato il valore simbolico e identitario della chiesa per il quartiere, rendendola un punto di riferimento non solo spirituale, ma anche comunitario. È qui che prende forma lo spettacolo, in un dialogo diretto tra spazio sacro e narrazione teatrale.

“Te piace ’o presepe?” è uno spettacolo itinerante. Il pubblico viene accolto sul sagrato e accompagnato all’interno dagli attori, seguendo un percorso che attraversa le figure del presepe. Le scene non si concentrano su un unico palco, ma si attivano in diversi punti della chiesa. Lo spazio diventa drammaturgia viva, senza forzature e nel rispetto delle funzioni del luogo. Non c’è separazione netta tra chi guarda e chi agisce: lo spettatore è parte del movimento, quasi come se fosse anch’egli un pastore del presepe che osserva quel che gli accade attorno.

I personaggi marginali al centro della scena

Figure umili, spesso anonime, tradizionalmente poste ai margini dell’iconografia, i pastori del presepe qui danno sfogo alla propria voce. Attraverso monologhi e dialoghi emergono storie che rimandano alle questioni - sociali e non - tipiche di ogni epoca, quali migrazione, povertà, sogni interrotti e speranze ostinate.

Napoli, in questo racconto, non è sfondo ma riflette la sua natura più antica: una comunità complessa, attraversata da contraddizioni, capace però di riconoscere valore nelle differenze.

Ritorno alla tradizione

Il progetto nasce dal bisogno di riscoprire e attualizzare la tradizione del presepe napoletano. E cosa c’è di più attuale del teatro? Come un Pinocchio collettivo, i pastori in terracotta scendono dal piedistallo e prendono vita mostrando la propria anima più terrena fatta di crepe e contraddizioni. Qui non esistono comparse decorative: nessun personaggio è superfluo e ogni storia ha diritto di esistere. Un messaggio che di per sé trova spazio nel presente.

“Te piace ’o presepe?” non consenso né indulgenza. Non chiede se la tradizione piace, ma se si è disposti a sostenerne lo sguardo, ad accettarne l’urgenza, ma soprattutto a stare in ascolto. Il teatro, qui, non consola. Interroga. E lo fa partendo da uno dei simboli più radicati della cultura napoletana, riportandolo al suo significato originale: raccontare l’umanità tutta. Senza filtri e senza sconti.

 

Foto di copertina di Cesare Abbate 

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