Autore: Serena Trivelloni • 24/03/2026 11:06
“Troisi Poeta Massimo”, il ritorno necessario: al Teatro Parioli l’eredità viva di Massimo Troisi, trent’anni dopo l’Oscar de Il Postino.
«Nun vi scurdat’ ‘e me». Non è solo una frase: è un testamento emotivo, un sussurro che attraversa il tempo e arriva intatto fino a oggi. Massimo Troisi non chiedeva di essere ricordato per nostalgia, ma per verità. Ed è proprio da questa verità che nasce “Troisi Poeta Massimo”, in scena il 20 aprile alle ore 21.00 al Teatro Parioli.
Più che uno spettacolo, è un atto d’amore. A firmarlo e interpretarlo è Stefano Veneruso, che di Troisi non custodisce solo la memoria artistica, ma quella intima, familiare. «Sono stanco», gli disse un giorno sul set de Il Postino di cui Stefano era primo assistente alla regia. Un momento fragile, umano, che ha trasformato negli anni in una responsabilità: restituire quella voce, senza filtri e senza retorica.

“Troisi Poeta Massimo” si muove proprio su questo confine sottile tra pubblico e privato. Le poesie inedite, le interviste, i frammenti autobiografici e le canzoni diventano materia viva, tessuto narrativo che ricostruisce non solo la carriera - dagli esordi con La Smorfia fino al suo ultimo capolavoro - ma soprattutto il suo modo unico di stare al mondo. Quella capacità di parlare di amore, famiglia, religione, incertezze, senza mai alzare la voce, ma arrivando sempre dritto al punto.
Accanto al regista, una dimensione musicale che amplifica l’emozione: Alessandra Guidotti (voce), Stefano Napoli (contrabbasso), Lyan Savona (chitarra), Anya Marino (arpa e voce). La produzione è di Barbara Di Mattia, che nel tempo ha accompagnato e sostenuto questo progetto con uno sguardo altrettanto personale. «Quando lessi il testo me ne innamorai immediatamente», ha raccontato. «Era come se Massimo fosse ancora lì, a parlare».
E forse è proprio questo il cuore dello spettacolo: non un ricordo, ma una presenza. Nelle parole del nipote, Troisi resta «una guida, una sorta di manuale», capace ancora oggi di insegnare un’etica dello sguardo e della vita. Un artista che rifuggiva la superficialità, che sapeva “evitare” ciò che non aveva senso, e che trovava nella semplicità una forma altissima di profondità.
Sul palco del Parioli, tutto questo prende forma con delicatezza. Non c’è imitazione, né nostalgia forzata. C’è piuttosto un dialogo continuo, quasi sottovoce, tra chi racconta e chi ascolta. Un dialogo che attraversa il tempo e si appoggia su immagini, suoni, silenzi.
A oltre trent’anni dalla sua scomparsa, Troisi continua a parlare. E questo spettacolo lo dimostra con una chiarezza disarmante: non è il passato che torna, è qualcosa che non se n’è mai andato.
D'altronde è “la leggerezza di chi resta per sempre”.

Stefano Veneruso: interprete, autore e regista
Alessandra Guidotti: voce
Stefano Napoli: contrabbasso
Lyan Savona: chitarra
Anya Marino: arpa e voce
Barbara Di Mattia: produzione
Aldo Boccolari: grafica e montaggio video
Fabio Gentiluomo: aiuto regia
Maurizio Muglia: disegno luci e suono
Assistente alla regia: Mattia Di Mattia
Per acquistare i biglietti, puoi farlo qui. Per consultare lo spettacolo sul sito del Teatro Parioli, clicca qui.

Rivista online registrata al Tribunale di Napoli n. 43 del 23/03/2022
Direttore: Lorenzo Crea
Editore: Visio Adv di Alessandro Scarfiglieri
Insight italia srl (concessionario esclusivo)
Rivista online registrata al Tribunale di Napoli n. 43 del 23/03/2022
Direttore: Lorenzo Crea
Editore: Visio Adv di Alessandro Scarfiglieri
Insight italia srl (concessionario esclusivo)