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Play Festival del Gioco: Bologna diviene capitale del Gioco | inItaly | True Italian Experience - inItaly
Emilia-Romagna · Bologna

Play Festival del Gioco: Bologna diviene capitale del Gioco

Di Michele Spinelli · 21 maggio 2026 · ≈ 8 min
Emilia-Romagna · Bologna

Play Festival del Gioco: Bologna diviene capitale del Gioco

C’è un posto in Italia dove, per tre giorni all’anno, decine di migliaia di persone si siedono attorno a un tavolo e smettono di fare altro. Nessuno guarda lo schermo del telefono,…

Di Michele Spinelli · 21 maggio 2026 · ≈ 8 min
Play Festival del Gioco: Bologna diviene capitale del Gioco

Di Michele Spinelli · 21 maggio 2026 · ≈ 8 min


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Scritto da
Michele Spinelli

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C’è un posto in Italia dove, per tre giorni all’anno, decine di migliaia di persone si siedono attorno a un tavolo e smettono di fare altro. Nessuno guarda lo schermo del telefono, nessuno aspetta di parlare mentre l’altro parla, nessuno è distratto da qualcosa di più urgente. Al Play Festival del Gioco, l’urgenza è il gioco stesso, e tutto il resto può aspettare fuori dalla porta. Giunto alla sua diciassettesima edizione, questo festival bolognese ha costruito nel tempo qualcosa di difficile da definire con una sola parola: non è una fiera, non è un torneo, non è una convention, anche se contiene qualcosa di tutto questo. Il festival riesce ad unire grandi e piccini nel gioco, unendo in un solo festival gioco complessi e storici a gioco alternativi per l'infanzia e per l'educazione primaria, educando e intrattenendo allo stesso tempo.

È, come recita il suo stesso slogan, la più grande ludoteca d’Italia, uno spazio fisico e mentale dove il gioco viene trattato per quello che è, una forma seria e antica di intelligenza collettiva. BolognaFiere ospita l’evento nei suoi padiglioni, un quartiere fieristico che per tre giorni si trasforma in qualcosa di radicalmente diverso da sé stesso, popolato non da espositori di settore ma da famiglie, studenti, appassionati, ricercatori e curiosi di ogni età, accomunati da un solo desiderio: giocare.

L’anno in cui Play ha scelto un articolo

Ogni edizione di Play porta con sé un tema, una chiave di lettura che attraversa gli spazi, orienta la programmazione e dà senso a scelte altrimenti apparentemente casuali. Per il 2026, il festival ha fatto una scelta netta e significativa, che dice molto su dove questo evento vuole andare. Il tema è il contributo femminile alla società e al mondo del gioco, scelto in occasione dell’ottantesimo anniversario del suffragio femminile in Italia. Otto decadi fa le donne italiane votarono per la prima volta, e Play ha deciso di celebrare quel momento non con una mostra commemorativa, non con un convegno accademico, ma con qualcosa di molto più pervasivo: una revisione linguistica e culturale dell’intera manifestazione.

Sui canali social ufficiali viene adottato il femminile sovraesteso, una scelta dichiarata come strumento per rendere visibili tutte le identità, rifiutando gli stereotipi e sottolineando l’importanza della parità. E poi c’è la questione dell’articolo. Se ci si è sempre chiesti quale articolo assegnare al nome del festival, la risposta arriva quest’anno con una certa solennità: articolo determinativo femminile. Non il Play, ma la Play. Una scelta che è al tempo stesso un atto linguistico e un gesto politico, nella misura in cui la lingua è sempre, inevitabilmente, anche politica.

Il gioco come spazio di equità, di incontro, di ridistribuzione simbolica, questa è la scommessa culturale che la Play 2026 porta con sé.

Un universo di tavoli, dadi e immaginazione

Chi non ha mai partecipato a Play Festival del Gioco fatica a immaginarne la varietà. Non si tratta di una singola tipologia di gioco, celebrata e ripetuta su ogni tavolo disponibile: si tratta di un ecosistema, dove forme diverse di intelligenza e di piacere convivono fianco a fianco, spesso contaminandosi. I giochi da tavolo occupano uno spazio enorme, dai classici amatissimi alle ultime novità editoriali, disponibili da provare liberamente senza obbligo di acquisto. I giochi di ruolo abitano sale dedicate, con master disponibili ad accogliere gruppi di ogni livello di esperienza, dai neofiti assoluti ai veterani di campagne decennali.

Il wargame trova casa nell’area Play Warpit, dove miniature finemente dipinte si affrontano su superfici tridimensionali, e dove la creatività plastica è protagonista quanto la strategia militare. Il mondo del LARP, il gioco di ruolo dal vivo, prende forma nel Play Village, dove la finzione diventa incarnata e i costumi trasformano le persone in personaggi. Il librogame, quella forma letteraria interattiva che ha segnato l’infanzia di intere generazioni, ha i suoi spazi, i suoi premi e la sua comunità appassionata. E poi c’è Magic: the Gathering, il celebre gioco di carte collezionabili, che in questa edizione debutta con il formato Pauper, tre giorni di tornei pensati per una modalità di gioco più accessibile e competitiva. In tutto questo, tra un padiglione e l’altro, tra una partita e la successiva, la Play è anche un luogo di conversazione, di amicizia, di scambio: non soltanto si gioca, si parla di gioco, si condividono regole, si insegnano meccaniche, si discute di design e narrazione.

Il gioco entra in laboratorio

La novità più significativa di questa edizione, quella che meglio rappresenta la direzione in cui il festival sta crescendo, è la Ludoteca Scientifica: una nuova area ospitata nel Padiglione 15, che debutta alla Play 2026 con un’identità ben precisa. L’idea di fondo è che il gioco non sia soltanto intrattenimento, ma uno strumento reale e verificabile di divulgazione, apprendimento e sperimentazione. Game Science, per dirlo con il termine che l’area ha scelto come propria bandiera. In questo spazio, studenti, ricercatori, enti formatori, musei e fondazioni di ricerca portano progetti costruiti attorno al gioco come vettore di conoscenza. I temi affrontati sono trasversali, dalla ricerca scientifica all’educazione emotiva, dalla biodiversità alle soft skills, dall’archeologia al riciclo, dalla parità di genere alla storia politica italiana. 

Diciassette enti provenienti da cinque regioni italiane hanno risposto alla chiamata, portando venti proposte ludiche che si alterneranno nei tre giorni su diciotto tavoli, spaziando tra giochi da tavolo, giochi di ruolo e LARP. Quello che emerge da questa area non è soltanto un programma culturale, ma una riflessione profonda sul valore epistemico del gioco: giocare può essere un modo per capire il mondo, non soltanto per dimenticarlo per un po’. Università, musei e fondazioni che scelgono il tavolo da gioco come strumento didattico mandano un messaggio preciso: la separazione tra sapere accademico e cultura popolare è meno netta di quanto si pensi, e il festival è il luogo dove quella separazione, per tre giorni, scompare del tutto.

La festa che continua dopo il tramonto

Play non è soltanto giorno. Nella serata di sabato 23 maggio, il festival prolunga la propria apertura fino alle 23, trasformandosi in qualcosa di diverso e per certi versi più intimo. Il Play by Night porta food truck e tavoli liberi, un’atmosfera più informale dove la luce cambia e anche il ritmo del gioco si fa meno serrato. È la parte del festival dove le partite vanno lunghe senza che nessuno guardi l’orologio, dove le conversazioni tra sconosciuti diventano naturali, dove il piacere del gioco si mescola con quello della serata estiva. 

Tra gli eventi più attesi dell’intera manifestazione c’è l’Asta Tosta, in programma il venerdì di apertura: un appuntamento che nel tempo ha acquisito una propria mitologia tra i frequentatori abituali del festival. Sul fronte degli ospiti, Barbascura X porta sul palco il suo ibrido tra divulgazione scientifica e comedy, una presenza coerente con il tema dell’edizione e con l’apertura del festival verso il mondo della scienza comunicata. I premi internazionali completano il profilo culturale dell’evento: l’RPG Magnifico celebra i migliori giochi di ruolo dell’anno, mentre il Librogame Magnifico, giunto alla sua quinta edizione, riconosce l’eccellenza nella narrativa interattiva. Sono premi che non fanno notizia nei grandi media nazionali, ma che nel mondo del gioco hanno un peso reale, capaci di orientare le scelte di lettura e di acquisto di una comunità internazionale.

Come arrivare dove si gioca

BolognaFiere si trova in viale della Fiera 20, nel quartiere fieristico di Bologna, facilmente raggiungibile dalla stazione ferroviaria grazie a due linee di autobus che collegano i due punti. Per chi arriva in automobile, il quartiere fieristico dispone di parcheggi dedicati. I padiglioni coinvolti, il 15, il 16, il 18 e il 20, coprono una superficie di oltre 43.000 metri quadrati al coperto, cifra che da sola restituisce l’idea della scala dell’evento.

Il festival apre ogni giorno alle nove e chiude alle diciannove, con l’eccezione della serata di sabato 23 che prosegue fino alle 23. Un’attenzione particolare merita la scelta di rendere questa edizione più accessibile a chi ha disabilità della comunicazione: grazie alla collaborazione con Auxilia, per la prima volta la Play adotta simboli CAA, la Comunicazione Aumentativa Alternativa, in modo che anche i visitatori con bisogni comunicativi diversi possano orientarsi negli spazi e partecipare all’esperienza. È un passo piccolo nella pratica, ma significativo nel principio: un festival del gioco che vuole essere davvero di tutti non può permettersi di lasciare qualcuno fuori dalla porta. L’Università di Bologna è tra i soggetti che hanno concesso il proprio patrocinio all’evento, a conferma di un riconoscimento istituzionale che va oltre la semplice partecipazione.

Il Play Festival del Gioco non è soltanto un appuntamento per appassionati: è, ormai, parte del calendario culturale di una città che il gioco lo ha preso sul serio.



 

Credit photos: www.play-festival.it

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