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Liuteria di Cremona: il Made in Italy patrimonio dell’Unesco

Autore: Luigi Graziano Di Matteo22/02/2026 09:03

La città di Cremona è famosa in tutto il mondo in quanto importante sede di produzione di strumenti ad arco e corde. Il 5 dicembre 2012, la liuteria tradizionale cremonese è entrata a far parte della Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'UNESCO.

La tradizione dei liutai risale al XVI secolo: nel 1539, il liutaio Andrea Amati aprì una bottega per tramandare quest'arte ai suoi discendenti, dapprima i Fratelli Antonio e Girolamo Amati, e tramite loro al nipote Nicolò. Nel XVII secolo, fu Antonio Stradivari a consolidare i canoni della formazione dei liutai, e insieme alla famiglia Guarneri continuò a dare lustro alla liutistica cremonese.

Nel XVIII secolo spiccarono nomi di liutai come Carlo Bergonzi e Giuseppe Guarneri del Gesù. Successivamente, la liuteria cremonese conobbe un graduale declino, ma oggi, questa tradizione continua ad essere tramandata attraverso la Scuola Internazionale di Liuteria di Cremona, e tutelata da istituzioni come il Consorzio Liutai Stradivari, l'Associazione Italiana Liutaria e il Museo del Violino.

Molte creazioni dei liutai storici sono oggi conservate nel Museo del Violino presso il Palazzo dell’Arte di Cremona, aperto nel 2013. Al suo interno è allestito un auditorium per ascoltare la musica suonata da questi strumenti.

Quest’oggi avremo il piacere di raccontare tale eccellenza del Made in Italy con il Sindaco di Cremona Andrea Virgilio, il Curatore del Museo del Violino Riccardo Angeloni, e il Dirigente della Scuola di Liuteria Daniele Carlo Pitturelli.

 

Sindaco: Carissimo Sindaco, benvenuto ad InItaly. È un piacere averla qui con noi per raccontare una delle eccellenze principali del Made in Italy, l’arte della liuteria cremonese.

Ci può descrivere il rilievo culturale, storico e identitario del riconoscimento UNESCO attribuito alla liuteria cremonese e quanto questo riconoscimento incide nello sviluppo economico della città? 

Il riconoscimento UNESCO attribuito nel 2012 alla liuteria tradizionale cremonese rappresenta per la nostra comunità molto più di un prestigioso titolo: è la consacrazione internazionale di un sapere antico che costituisce l’anima stessa di Cremona. La tradizione liutaria, che affonda le sue radici nel XVI secolo con maestri come Andrea Amati e che ha raggiunto vertici assoluti con Antonio Stradivari e la famiglia Guarneri, non è soltanto una straordinaria espressione artigianale, ma un patrimonio culturale vivo, fatto di competenze tramandate di generazione in generazione.

Essere inseriti nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità significa riconoscere il valore universale di questa arte, che unisce manualità, conoscenza dei materiali, sensibilità musicale e profondo legame con il territorio. Per Cremona, la liuteria è identità, è memoria storica, ma anche visione di futuro.

Dal punto di vista economico, questo riconoscimento ha rafforzato l’attrattività internazionale della città, incrementando il turismo culturale, la presenza di studenti provenienti da tutto il mondo e l’interesse di musicisti e collezionisti. Ha contribuito a consolidare un indotto che coinvolge artigiani, istituzioni culturali, formazione, eventi e attività produttive correlate.

La liuteria cremonese è un esempio concreto di come la tradizione possa diventare motore di sviluppo sostenibile: un’eccellenza del Made in Italy che continua a generare valore, occupazione e prestigio per il nostro territorio, mantenendo al centro la qualità, l’autenticità e la trasmissione del sapere.

 

Curatore del Museo del Violino: Professor Angeloni, dopo essersi diplomato alla Scuola Internazionale di Liuteria e laureato con lode in Conservazione e restauro dei Beni Culturali, ha deciso di mettersi in gioco candidandosi al ruolo di Curatore del Museo del Violino, per poi riceverne l’approvazione da parte della commissione esaminatrice. Ci spiega in cosa consiste il suo ruolo e qual è la centralità del Museo del Violino all’interno di un contesto come quello della liuteria cremonese e quale funzione ha il laboratorio Arvedi di diagnostica?

La mia esperienza al Museo del Violino si è presentata fin da subito come una sfida unica: coniugare la corretta conservazione degli strumenti storici, oggetti meravigliosi quanto fragili, con il loro utilizzo, regolato e misurato, sul palco del nostro Auditorium Giovanni Arvedi.  Ho accettato questa sfida con entusiasmo e sicurezza, grazie al supporto di un’intera rete, locale e internazionale, di istituzioni, saperi e professionalità in costante dialogo.

Qui al Museo mi occupo, appunto, di mettere in atto tutte le strategie necessarie a tal fine, a partire dalla gestione del microclima, passando per gli interventi di manutenzione ordinaria e per il coordinamento delle attività di restauro, portate avanti anche in collaborazione con i corsi di formazione attivi nel sistema cittadino. In eguale misura mi occupo delle attività di curatela, ricerca e valorizzazione, tutte finalizzate a migliorare e approfondire la conoscenza del nostro patrimonio unico al mondo e renderlo sempre più fruibile ai diversi pubblici e interlocutori del Museo.

Credits: Roberto Domenichini

In tutte queste attività, il dialogo con i nostri partner di ricerca, come il Laboratorio Arvedi di Diagnostica non Invasiva dell’Università di Pavia e il Laboratorio di Acustica Musicale del Politecnico di Milano, con sede nel Museo del Violino, è fondamentale. Il primo si occupa di ricerca sui materiali e sulla loro conservazione; il secondo del comportamento acustico e vibratorio degli strumenti musicali, in particolare ad arco. 

Grazie alle competenze estremamente specifiche che questi due presidi di ricerca hanno coltivato nel corso degli ultimi tredici anni, è possibile per noi giungere a livelli molto raffinati di conoscenza dei beni che custodiamo, tradotti in una maggiore consapevolezza nella gestione delle attività sopra elencate, tanto entusiasmanti quanto complesse. 

Il Museo del Violino rappresenta quindi il nodo centrale di questo sistema virtuoso, al servizio della liuteria, dei suoi professionisti e degli appassionati. 

 

Dirigente della Scuola di Liuteria: Professor Pitturelli, ci sono dei progetti in atto per far avvicinare i giovani a questa nobile arte?

Sì. Uno dei progetti più ambiziosi per il quinquennio 2026-2030 riguarda la collaborazione con le istituzioni del Salvador. L'obiettivo è creare un programma di sei semestri che favorisca la crescita dell'artigianato direttamente nel Paese centroamericano.

Gli studenti salvadoregni più meritevoli, previo esame, potranno essere ammessi direttamente al terzo anno a Cremona con borse di studio finanziate dal Ministero.  L'auspicio è che, entro il 2030, il Salvador disponga di un corpo docente nazionale autonomo, capace di diplomare nuovi liutai senza dipendere da assistenza esterna. L'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) agisce come garante e promotore finanziario dell'accordo.

Difatti, la scuola attrae studenti da ogni continente, creando un ambiente accademico arricchito dalla diversità culturale. Vengono offerti corsi di lingua italiana per facilitare l'inclusione e l'accessibilità degli studenti stranieri. Un accordo triennale con il Conservatorio Centrale di Pechino ha permesso di ospitare seminari internazionali di costruzione e riparazione rivolti a studenti cinesi. 

Nell’ambito del PNRR - Competenze STEM e multilinguistiche nelle scuole statali (D.M. 65/2023 sono stati attivati due percorsi di formazione per gli studenti della Scuola Internazionale di Liuteria: il primo corso di disegno CAD e Photoshop, a cura del prof. Renzi, si concentra principalmente sui metodi di tracciamento della cassa armonica e della testa partendo da fotografie con AutoCAD e Photoshop; il secondo corso, a cura del prof. La Rosa, fornisce strumenti utili per l’attività di produzione e postproduzione fotografica per la Liuteria, in particolare sugli strumenti ad arco.

 

Sindaco: Abbiamo fatto una panoramica dei progetti e dei percorsi in atto per la salvaguardia dell’arte dei liutai. A tale proposito, ci racconta degli eventi in programma per questo nuovo anno?

Dopo i risultati molto positivi dei workshop e delle attività formative realizzate lo scorso anno, tra cui il ciclo Connect, Learn and Research, abbiamo potuto constatare quanto sia fondamentale offrire ai nostri liutai occasioni strutturate di aggiornamento e confronto. Quel percorso, inserito nelle azioni del Piano di salvaguardia del saper fare liutario tradizionale cremonese riconosciuto dall’UNESCO, ha rappresentato un momento significativo di dialogo tra competenze artigianali, ricerca scientifica e interpretazione musicale.

Per il nuovo anno al momento non è ancora definita una programmazione dettagliata degli eventi, ma l’intenzione dell’Amministrazione è quella di riproporre incontri formativi e momenti di approfondimento aperti all’intera comunità dei liutai, così da garantire continuità a un percorso che ha dimostrato grande valore sia sul piano professionale sia su quello culturale.

Credits: Tagini

Nel frattempo, prosegue con determinazione il lavoro condiviso con il Museo del Violino, che continuerà a rappresentare un punto di riferimento centrale per la formazione e la ricerca. Ogni nuova acquisizione o prestito di strumenti sarà occasione per promuovere giornate di studio, approfondimenti tecnici e momenti di ascolto dedicati ai liutai, trasformando il patrimonio custodito in uno spazio vivo di confronto e crescita.

Siamo inoltre in costante e stretto rapporto con il Ministero della Cultura, con il quale collaboriamo attivamente per le attività di studio e tutela del saper fare liutario tradizionale, nella consapevolezza che la salvaguardia di questo patrimonio richiede un impegno e un dialogo costante fra tutte le istituzioni. 

 

Curatore del Museo del Violino: Da qualche settimana, avete inserito nel vostro programma di visita al Museo, ogni sabato e domenica a mezzogiorno, audizioni con strumenti storici delle collezioni e del network Friends of Stradivari.

Com’è nata l’idea? Avete in mente di promuovere queste attività anche ai più giovani?

Le Audizioni con gli strumenti storici delle collezioni del Museo del Violino e del Network Friends of Stradivari si tengono con cadenza settimanale sin dall’apertura del Museo. Nella programmazione attuale, ogni sabato e domenica a mezzogiorno è possibile ascoltare nel nostro Auditorium, un vero e proprio gioiello di ingegneria acustica, il suono di uno strumento costruito da uno dei liutai della grande tradizione cremonese: gli Amati, i Guarneri, Stradivari e Bergonzi. Durante la primavera, questa offerta è diretta a gruppi scolastici provenienti da tutta Italia, con audizioni dedicate agli studenti che si tengono giornalmente. Tra il 2022 e il 2025, abbiamo ospitato circa 40.000 studenti, ai quali, oltre alla visita e all’audizione, viene offerta la possibilità di frequentare un laboratorio didattico sulla liuteria, anche in lingua straniera. 

L’idea delle audizioni è nata dalla riflessione sui valori estetici e culturali intrinsechi della tradizione che rappresentiamo e conserviamo, e su come renderli fruibili. Nella storia culturale del violino, il suono ha un valore estetico di pari importanza rispetto a quello della bellezza visiva. La liuteria cremonese, più di altre, ha perseguito la sintesi tra queste due istanze che convivono armoniosamente nel violino. La fruizione di questi strumenti, dunque, inizia nel suggestivo allestimento museale e trova compimento nell’Audizione: non un concerto fine a sé stesso, ma un’estensione della visita. Questa scelta, come accennato, apre a sfide sia di carattere conservativo che culturale. 

Credits: Cristian Chiodelli

Conservativo, perché l’utilizzo espone gli strumenti a usura e rischio di danneggiamenti, che gestiamo grazie all’adozione di una serie di buone pratiche maturate negli anni. Oltre alla formazione specifica che offriamo ai musicisti, l’Auditorium, ad esempio, è mantenuto a temperatura e umidità controllata, come se fosse una sala del Museo. La conservazione della materia è di particolare importanza, ricordando come gli strumenti del nostro museo siano a pieno titolo beni culturali, detentori, oltre che di bellezza, di informazioni storico-tecnologiche. 

Culturale, perché ci ritroviamo a dover comunicare eticamente il valore rappresentato oggi dal suono degli strumenti cremonesi. Ai violini di Antonio Stradivari vengono attribuite qualità sonore superiori e inimitabili, ascrivibili nell’immaginario collettivo a segreti di bottega perduti e prodigiose ricette di vernice di stampo alchemico. Oggi sappiamo bene quanto queste affermazioni siano frutto di una mentalità maturata nell’ambito di una vera e propria mitizzazione di questa figura storica e della stagione cremonese che rappresenta, alla quale vogliamo restituire, invece, tutto il meritato e oggettivo valore che detiene. Gli strumenti di Stradivari sono tra i violini più ricercati e apprezzati dai solisti di tutto il mondo, ma questa fortuna va raccontata in un’ottica di complessità.

In parallelo all’evoluzione della tecnica strumentale del violino, infatti, questi strumenti vennero modificati nel corso dei secoli per assecondare le esigenze dei musicisti. Il suono che ascoltiamo oggi è anche il risultato di questo processo organico, che a nostro avviso non ne inficia il valore.  Se oggi esiste questa cultura è proprio grazie alla fortuna critica che il violino cremonese ha mantenuto nel tempo sapendosi adattare e accompagnando il percorso artistico di musicisti di provenienze ed epoche differenti.

Oggi raccontiamo la storia di questa parabola meravigliosa, fatta di storie di artigiani geniali e abilissimi, dei loro capolavori, dei collezionisti che li custodirono e dei musicisti che diedero loro voce. 

 

Dirigente della Scuola di Liuteria: Professore, in chiusura, per dare anche un’idea di quella che è la scuola della liuteria, ci racconta di una giornata tipo di uno studente della vostra scuola? Come si svolgono le lezioni?

La scuola è una "bottega del mondo", un luogo dove la tecnologia più avanzata della fisica acustica incontra gesti che hanno cinquecento anni. Qui non si insegna solo a costruire un oggetto; si insegna a dare una voce al legno. Abbiamo ragazzi che arrivano da ogni continente per imparare a trasformare l'abete della Val di Fiemme e l'acero dei Balcani in strumenti che viaggeranno nelle orchestre di tutto il pianeta.

La liuteria è una disciplina "lenta" e rigorosa, e in questo risiede il suo potere educativo. Per un giovane in difficoltà, vedere un pezzo di legno grezzo trasformarsi in un violino finito grazie alle proprie mani è un'iniezione di autostima senza pari. La Scuola Internazionale di Liuteria promuove progetti che esaltano il lavoro manuale che, a volte, diventa inclusione per ragazzi con bisogni speciali. La scuola non è un'isola: è un ponte che accoglie la fragilità e la trasforma, attraverso il lavoro e lo studio, in bellezza armonica.

La giornata è un equilibrio tra silenzio e suono. Il laboratorio è il regno della manualità. Ogni studente ha il proprio banco, i propri attrezzi — sgorbie, pialle, scalpelli — che cura come estensioni delle proprie dita. Il Maestro non tiene una lezione ex cathedra, ma passa di banco in banco: corregge la curvatura di una tavola, verifica lo spessore millimetrico di un fondo. Tuttavia, costruire un violino non è solo un esercizio di abilità tecnica. Lo studente capisce che un violino non è solo una forma aggraziata, ma una macchina acustica complessa frutto di una stratificazione di saperi teorici e pratici.

La scuola integra la pratica con un solido curriculum teorico e scientifico (STEM). Gli studenti studiano la chimica delle vernici naturali e la fisica delle vibrazioni per comprendere come la materia si trasformi in suono. La tradizione incontra l'innovazione attraverso l'uso della tecnologia TAC per analizzare gli strumenti storici e laboratori di diagnostica non invasiva. Il percorso include disegno tecnico, storia della musica, matematica e storia della liuteria. Per la numerosa comunità internazionale, lo studio dell'italiano è fondamentale per favorire l'inclusione e l'accessibilità. Al termine della giornata, quando le luci dei laboratori si spengono, non restano solo trucioli sul pavimento, ma la consapevolezza di aver contribuito a mantenere viva una tradizione che è, al contempo, patrimonio dell'umanità e motore di innovazione sociale.

 

Ringraziamo il Sindaco di Cremona Andrea Virgilio, il Curatore del Museo del Violino Riccardo Angeloni, e il Dirigente della Scuola di Liuteria Daniele Carlo Pitturelli per essere stati con noi ed aver raccontato uno dei punti di forza della nostra nazione, tale da essere invidiato da tutto il mondo.

Foto copertina credits: Cristian Chiodelli

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