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Milano-Cortina 2026: i Giochi Paralimpici Invernali arrivano in Italia

dal 06/03/2026al 15/03/2026

Autore: Michele Spinelli04/03/2026 10:12

Dal 6 al 15 marzo 2026, l’Italia torna al centro del mondo sportivo internazionale con i XIV Giochi Paralimpici Invernali di Milano-Cortina. Si tratta di un evento che porta con sé un peso storico non indifferente: è la terza volta che il nostro Paese ospita una manifestazione paralimpica, dopo i Giochi Estivi di Roma nel 1960, prima edizione della storia paralimpica moderna, e quelli Invernali di Torino nel 2006. Questa edizione introduce però una novità assoluta nella storia dei Giochi Paralimpici: per la prima volta, l’organizzazione viene affidata congiuntamente a due città, Milano e Cortina d’Ampezzo, seguendo il medesimo modello già adottato per le Olimpiadi Invernali svoltesi a febbraio.

L’edizione 2026 assume un valore simbolico ancora più profondo perché coincide con il 50° anniversario dei primi Giochi Paralimpici Invernali, disputati nel 1976 a Örnsköldsvik, in Svezia. Un anniversario che invita a guardare indietro per misurare la distanza percorsa, e avanti per immaginare il futuro di un movimento che non smette di crescere.

I Giochi si estendono su un territorio ampio e variegato, articolato in tre cluster principali: Milano, Cortina d’Ampezzo e Val di Fiemme (Tesero), coinvolgendo un’area che attraversa Lombardia, Veneto e la Provincia autonoma di Trento. Ogni cluster ospita discipline diverse, sfruttando infrastrutture già collaudate durante i Giochi Olimpici Invernali di febbraio. A Milano, la Santagiulia Ice Hockey Arena è la sede del Para ice hockey. A Cortina d’Ampezzo si concentrano tre discipline: sci alpino paralimpico, wheelchair curling e snowboard paralimpico. La Val di Fiemme, con il suo stadio di fondo a Tesero, ospita invece le gare di sci di fondo paralimpico e biathlon paralimpico.

La cerimonia di apertura si tiene il 6 marzo all’Arena di Verona, l’anfiteatro romano costruito nel I secolo d.C. e riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. La struttura è stata oggetto di importanti interventi per migliorarne l’accessibilità per le persone con disabilità, un dettaglio che non è solo logistico ma profondamente simbolico. La cerimonia di chiusura, invece, si svolgerà il 15 marzo al Cortina Curling Olympic Stadium, la stessa sede che nel 1956 aveva ospitato la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali. A fare da cornice agli atleti, tre villaggi paralimpici: uno a Milano, uno a Cortina d’Ampezzo e uno a Predazzo.

Gli sport in gara: sei discipline, 79 medaglie

Il programma sportivo di Milano-Cortina 2026 comprende sei discipline: sci alpino paralimpico, biathlon paralimpico, sci di fondo paralimpico, Para ice hockey, snowboard paralimpico e wheelchair curling. In totale verranno assegnati 79 set di medaglie, 39 maschili, 35 femminili e 5 misti, un numero record per i Giochi Paralimpici Invernali. Tra le novità più attese figura il doppio misto nel wheelchair curling, che debutta per la prima volta in assoluto ai Giochi Paralimpici. Il torneo di wheelchair curling avrà inizio anticipato rispetto al resto del programma, a partire dal 4 marzo.

Sul ghiaccio della Santagiulia Hockey Arena di Milano, il Para ice hockey vedrà otto nazionali sfidarsi dal 7 al 15 marzo: Canada, Cina, Repubblica Ceca, Germania, Italia, Giappone, Slovacchia e Stati Uniti. L’Italia, in quanto Paese ospitante, scenderà sul ghiaccio contro i campioni in carica del Team USA già nella seconda giornata di gare. A Cortina, il Cortina Curling Olympic Stadium ospiterà il wheelchair curling, mentre le piste delle Tofane saranno teatro delle gare di sci alpino paralimpico. Le montagne della Val di Fiemme, infine, faranno da sfondo alle discipline di resistenza e precisione del biathlon e dello sci di fondo.

Atleti e partecipanti: numeri da record

Milano-Cortina 2026 si prepara a stabilire un record di partecipazione. Sono attesi fino a 665 atleti paralimpici provenienti da circa 50 Comitati Paralimpici Nazionali, con un incremento del 20% rispetto al numero finale di iscritti registrato a Pechino 2022. Una crescita che racconta l’espansione globale del Movimento Paralimpico, capace di raggiungere ogni anno nuovi Paesi e nuove comunità. Per mettere in prospettiva questi numeri è sufficiente tornare all’edizione inaugurale dei Giochi Paralimpici Invernali: a Örnsköldsvik nel 1976 parteciparono appena 198 atleti, provenienti da 16 Paesi, con soli due sport nel programma, sci alpino paralimpico e sci di fondo paralimpico. In cinquant’anni, il numero di atleti è più che triplicato, le discipline sono diventate sei e le nazioni rappresentate sono aumentate di oltre tre volte.

Tra le stelle attese sulle nevi italiane figura la statunitense Oksana Masters, uno dei volti più noti del panorama paralimpico mondiale. Alla sua ottava partecipazione ai Giochi, Masters vanta 19 medaglie conquistate tra discipline estive e invernali nel corso di una carriera straordinaria. Sul fronte del medagliere, la Repubblica Popolare di Cina è attesa come una delle protagoniste assolute: a Pechino 2022 aveva dominato la classifica generale, e a Milano-Cortina 2026 punta a confermare il proprio status di potenza paralimpica invernale.

Milo: la mascotte che trasforma la diversità in forza

Ogni edizione dei Giochi ha la sua mascotte, e quella paralimpica di Milano-Cortina 2026 porta un nome semplice e significativo: Milo. Il nome richiama direttamente Milano, città ospitante, proprio come la mascotte olimpica Tina trae il suo nome da Cortina d’Ampezzo. Ma è la storia di Milo a renderlo un simbolo particolarmente potente. Secondo la narrazione ufficiale, Milo è nato senza una zampetta. Anziché lasciarsi sopraffare dall’ostacolo, ha imparato a usare la coda con destrezza, trasformando la propria diversità in una risorsa. Vive in montagna, ama costruire, inventare e lavorare il legno dei suoi boschi. Con il tempo si è specializzato nella creazione di strumenti musicali, che Tina poi suonerà.

Milo è vivace, curioso, sempre in movimento: corre, salta, si arrampica sugli alberi e ama far ridere i suoi amici. Il legame con Tina racconta anche visivamente l’unità tra i Giochi Olimpici e quelli Paralimpici, due manifestazioni che a Milano-Cortina 2026 condividono identità, valori e territorio. Non è un dettaglio da poco: la scelta di una mascotte nata con una disabilità e presentata non come figura da compatire ma come simbolo di ingegno e vitalità rappresenta un messaggio culturale preciso, diretto al pubblico di ogni età.

La Fiamma Paralimpica: un viaggio attraverso l’Italia

Come da tradizione, i Giochi Paralimpici sono preceduti dal suggestivo viaggio della Fiamma Paralimpica. Il 24 febbraio 2026 la fiaccola è stata accesa a Stoke Mandeville, nel Regno Unito, luogo considerato la culla storica del Movimento Paralimpico: fu proprio qui, nel 1948, che il medico Ludwig Guttmann organizzò i primi giochi sportivi per veterani di guerra con lesioni spinali, seminando l’idea che sarebbe diventata i Giochi Paralimpici. Dall’Inghilterra, la fiamma è arrivata in Italia facendo tappa a Torino, prima città del percorso nazionale e simbolo della storia paralimpica italiana: fu proprio Torino, nel 2006, a ospitare per la prima volta i Giochi Paralimpici Invernali in Italia.

Il percorso della Fiamma si è articolato in 13 tappe distribuite su 11 giorni, con 501 tedofori impegnati in oltre 2.000 chilometri attraverso la penisola. Cinque Flame Festival hanno animato altrettante città, Torino, Milano, Bolzano, Trento e Trieste, trasformando ogni tappa in una celebrazione pubblica dei valori paralimpici. Parallelamente, i Flame Visit hanno portato la fiamma anche al Centro e Sud Italia, con tappe a Roma, Bari, Napoli e Bologna. Il 3 marzo, a Cortina d’Ampezzo, le cinque fiamme provenienti dai Flame Festival si sono unite in un’unica Fiamma Paralimpica durante la suggestiva Cerimonia di Unione. Dopo aver attraversato Venezia, Padova e numerose località del Veneto, il 6 marzo la Fiamma ha raggiunto l’Arena di Verona, segnando l’inizio ufficiale dei Giochi. Per la prima volta nella storia, un sito UNESCO ha ospitato la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi.

Il significato di Milano-Cortina: inclusione, eredità e futuro

I Giochi Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 non sono soltanto un grande evento sportivo. Sono il punto di arrivo di un percorso iniziato in Italia oltre sessant’anni fa, quando Roma accolse la prima edizione dei Giochi Paralimpici estivi nel 1960, aprendo simbolicamente la stagione dello sport per persone con disabilità a livello internazionale. Da allora, il Movimento Paralimpico ha costruito una propria identità globale, dotandosi di un simbolo riconoscibile, l’Agitos, dal latino “agito”, composto da tre elementi nei colori rosso, blu e verde che rappresentano mente, corpo e spirito, e di un organismo di governo internazionale, il Comitato Paralimpico Internazionale, fondato nel 1989 con sede a Bonn.

Ospitare questi Giochi significa per l’Italia assumere una responsabilità precisa: quella di garantire infrastrutture accessibili, visibilità mediatica per gli atleti paralimpici e un’eredità sportiva duratura. Su questo fronte, Milano-Cortina 2026 ha operato scelte concrete: l’Arena di Verona è stata adattata per garantire l’accessibilità alle persone con disabilità, i tre villaggi paralimpici sono stati progettati con attenzione alle specifiche esigenze degli atleti, e l’intera organizzazione ha operato nel quadro di una Fondazione, la Fondazione Milano Cortina 2026, che riunisce il CONI, il Comitato Italiano Paralimpico, le regioni Lombardia e Veneto e le province autonome di Trento e Bolzano.

C’è poi una dimensione culturale che va oltre il campo di gara. Quando 665 atleti provenienti da cinquanta nazioni scendono in pista davanti al pubblico italiano, portano con sé storie di resilienza, determinazione e superamento dei limiti che parlano a tutti, indipendentemente dall’interesse sportivo. I Giochi Paralimpici hanno la capacità unica di trasformare la percezione sociale della disabilità, spostando l’accento dalla limitazione alla performance, dalla difficoltà all’eccellenza. In questo senso, Milano-Cortina 2026 non è solo un palcoscenico sportivo: è un’occasione per il Paese di confrontarsi con valori di inclusione e pari opportunità che restano, ben oltre la cerimonia di chiusura del 15 marzo, un’eredità collettiva da custodire.

 

Credit photos: comitatoparaolimpico.it

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