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1° maggio Festa dei Lavoratori: il promemoria di una battaglia che non si arresta mai

Autore: Clara Gifuni01/05/2026 09:22

“8 ore di lavoro, 8 di svago, 8 per dormire”, uno slogan che oggi è certamente un invito alla memoria e alla celebrazione, ma che a lungo è stato il grido di battaglia di tutti quei proletari che con le loro proteste hanno reso possibile trasformare anni di fame e dolore in una giornata di festa.

Alla fine dell'Ottocento un operaio lavorava anche 14 ore al giorno. Migliaia e migliaia di operai erano costretti persino ad ammalarsi di tubercolosi, non potendo rinunciare alla giornata di lavoro pur di sopravvivere alla fame. Il pericolo, la mancanza di tutele: tutti elementi che costituivano la normalità per i lavoratori dell’epoca e che se oggi, nonostante le abbassali differenze, continuano a risuonarci familiari, ci aiutano a comprendere ancor di più l’importanza di questa festa, come promemoria di una battaglia che non può e non deve mai arrestarsi.  

credits photo: posterazzi.com

L’origine della festa 

Il 1° maggio 1867 entrò in vigore la prima legge al mondo che fissava il limite della giornata lavorativa a 8 ore. Ma questo non fu il punto di arrivo della lotta proletaria, fu solo l’inizio di una dirompente ondata di proteste. La legge, infatti, era valida solo nello stato dell'Illinois, scatenando una serie di contestazioni nel resto dell'America. Così 20 anni dopo, il 1° maggio 1886 ben 12.000 fabbriche deli Stati Uniti arrestarono la produzione e 400.000 lavoratori incrociarono le braccia in segno di protesta per le condizioni precarie in cui vertevano. Quel giorno Chicago contò ben 80.000 manifestanti e a distanza di 3 giorni, sempre in città, fu organizzata a Lime Market Square una nuova protesta, la quale però, non si concluse nel migliore dei modi. In quell’occasione, infatti, la polizia reagì brutalmente e dopo lo scoppio di una bomba, di cui tutt’oggi non si conoscono i responsabili, gli agenti iniziarono a sparare a raffica sui manifestanti. La colpa del massacro fu attribuita a 7 anarchici condannati all’impiccagione e da allora ricordati come i Martiri di Chicago: Abbie Hoffman, Jerry Rubin, David Dellinger, Tom Hayden, Rennie Davis, John Froines, Lee Weiner. Un evento che il congresso dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori considererà emblematico per la lotta proletaria, scegliendo, in onore della loro morte, proprio il 1° maggio 1890 come data simbolica della prima Festa dei Lavoratori della storia. Come vuole la tradizione internazionalista, quella festa, così come la rivendicazione di quei diritti, non riguardavano solo la classe operaia statunitense, bensì i lavoratori di tutto il mondo, i quali furono invitati a unirsi ai festeggiamenti.

credits photo: newsly.it

1° maggio 1890, la reazione italiana

A Napoli il 20 aprile 1890 venne diffuso un volantino: "Lavoratori, ricordatevi il 1° maggio di far festa”. Un grido tanto di gioia, quanto di protesta che fu preso alla lettera dai proletari di tutto il mondo. Quel giorno, infatti, migliaia di operai, da ogni parte del globo, consapevoli dei diritti spettanti loro, lasciarono il lavoro in segno di sfida ai loro padroni. Neanche in Italia mancarono le tensioni. Il governo di Francesco Crispi vietò qualunque manifestazione pubblica e la stampa iniziò ad allarmare l’opinione pubblica suggerendo di restare a casa e di fare provviste in vista di enormi degenerazioni. È in quel momento però che arrivò lo schiaffo degli operai all’allarmismo di stampo borghese. La celebrazione del 1 primo maggio 1890 fu un successo. Una festa riuscita da cui emergeva un messaggio chiarissimo: non c’era distanza, paese o linguaggio che potesse impedire ai proletari di unirsi e lottare per i propri diritti e la propria dignità.

Credits photo: libreriamo.it

Concertone del Primo Maggio: una tradizione tutta italiana all’insegna della musica 

In occasione della Festa dei Lavoratori, il tradizionale Concertone del Primo Maggio torna ad animare piazza San Giovanni in Laterano a Roma, confermandosi come un momento non solo di spettacolo, ma anche di importante riflessione collettiva sulle condizioni in cui vertono i lavoratori nel nostro paese. L’edizione 2026 sarà condotta da Arisa, affiancata da Pierpaolo Spollon e BigMama, una delle veterane dell’evento. Anche quest’anno, come in quelli precedenti, la musica italiana diventa strumento di racconto sociale e culturale, con una maratona di esibizioni che spazia tra artisti affermati e nuove proposte. Ad aprire l’evento è Paolo Belli, mentre in chiusura assisteremo alla straordinaria Orchestra Popolare La Notte della Taranta.

Credits photo: style.corriere.it

Numerosi gli artisti della scena musicale nazionale attesi sul palco, tra Francesca Michielin, Ermal Meta, Irama, Levante, Rocco Hunt e molti altri. Di seguito l’elenco dei presenti in ordine alfabetico: Angelica Bove, Bambole di Pezza, Birthh, Casadilego, Chiello, Delia, Ditonellapiaga, Dolcenera, Dutch Nazari, Eddie Brock, Emma Nolde, Emma, Ermal Meta, Frah Quintale, Francamente, Francesca Michielin, Fulminacci, Geolier, I Ministri, Irama, La Niña, Lea Gavino, Levante, Litfiba, Maria Antonietta e Colombre, Mobrici, Niccolò Fabi, Nico Arezzo, Okgiorgio, Paolo Belli, Primogenito, Riccardo Cocciante, Rkomi, Rob, Rocco Hunt, Roshelle, Santamarea, Sayf, Senza Cri, Serena Brancale, Sissi.

L’evento, come ogni anno, sarà trasmesso in diretta su Rai 3, Rai Radio 2, Rainews.it e in onda su Rai Italia e Raiplay. Su Rai 3 la diretta del day time è attesa per le ore 15.15 e si concluderà alle ore 19.00. Di seguito il prime time a partire dalle ore 20.00 fino alle ore 00.15.

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